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1 maggio chicago 1886

Archivio storico

Pensiamo che qualsiasi movimento sociale per rimanere vivo debba conservare il proprio patrimonio storico. Non c'è futuro senza conoscenza del passato. Per questo abbiamo deciso di dar vita ad un archivio storico digitale in cui raccogliere tutto il materiale sulle lotte condotte dalla nostra classe. Episodi noti e non, echi di scioperi memorabili, brani di risoluzioni importanti, scorci di Congressi mondiali, il tutto per contribuire alla formazione di un ambiente di classe.
Foto: Chicago, 1 maggio 1886

Gli opportunisti e i traditori del movimento operaio, passati dal ter­reno di classe a quello della conciliazione fra le classi prima, e dell'asservimento diretto alla classe opposta poi, sono inesorabilmente costretti a riflettere, nelle loro po­sizioni "di battaglia", le contraddi­zioni e le perplessità del meccani­smo capitalistico. Esprimono anzi, meglio ancora dei rappresentanti espliciti della classe dominante, i contrasti interni del sistema.

Prendete per esempio l'atteggia­mento degli stalinisti di fronte al Piano Schuman, da noi commentato in esaurienti articoli sulla siderur­gia. Affittatisi alla difesa dell'indu­stria nazionale, essi hanno dovuto, per logica conseguenza, far propria la causa della siderurgia e abbrac­ciarne la classiche tesi autarchiche, protezionistiche e succhione: nella fattispecie, opporsi alla creazione di un mercato unico europeo, danneggiante gli interessi di una in­dustria fondata sullo sfruttamento di un mercato interno irto di bar­riere doganali. Già qui la contraddittorietà della loro posizione appa­riva chiara: pretendevano, difen­dendo l'attuale impianto della si­derurgia italiana, di difendere il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori; nello stesso tempo, ne invocavano la razionalizzazione e si facevano banditori dell'aumento della produttività, con la conseguen­za di restringere le possibilità di la­voro appunto degli operai siderur­gici.

Ma che cosa succede adesso? Il Piano Schuman avrà – o vuole avere per riflesso – una riduzione dei prezzi dell'acciaio e del car­bone, e ci vuol poco a capirlo: in Italia, la protezione a difesa di una industria arretrata significa la di­fesa di costi e quindi di prezzi su­periori a quelli del mercato inter­nazionale o anche soltanto europeo. Gli stalinisti si trovano ora in que­sto nuovo vicolo cieco: essi, che invocano la razionalizzazione e la discesa dei prezzi, con conseguente aumento dei consumi (e si sono fat­ti in quattro per insegnare agli in­dustriali il modo di produrre au­tomobili a buon mercato) e dilata­zione del mercato interno, sono nello stesso tempo portati, lottan­do (se di lotta si può parlare) con­tro il Piano Schuman, a difendere un regime di prezzi alti, proprio in quel settore meccanico che a loro è tanto caro. E non è che una contraddizione minore del loro destino di affiliati agli interessi contraddittorii della classe.

Non li compiangeremo per que­ste loro ambasce: il posto, come di­sorientatori e corruttori della clas­se operaia, l'hanno comunque e in ogni occasione assicurato, ed è pro­prio in virtù del disorientamento delle loro contraddizioni che quella opera disgregatrice si compie. Non li compiangiamo: ci limitiamo a con­statare il fatto a dimostrazione che in regime capitalista non esiste problema che si possa risolvere, e riforma che si possa tentare, senza che "soluzione" e "riforma" evo­chino il loro contrario e annullino in partenza la propria presunta ef­ficacia.

il programma comunista n° 9 del 1953