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Piazza Tahrir, EgittoLotte in corso. AFRICA

La guerra civile è nella natura del capitalismo visto che le due classi principali della società, la borghesia e il proletariato, vivono un rapporto di sfruttamento dell'una sull'altra. E' un fenomeno, quello della polarizzazione di classe, che si diffonde in tutto il mondo e da qualche anno sta scuotendo il continente africano tra manifestazioni, scioperi e rivolte.

Sull'onda di imponenti manifestazioni, che hanno portato in piazza ad Algeri un milione di persone l'8 marzo, e di scioperi generali che hanno bloccato università, uffici, fabbriche e porti, la settimana scorsa il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si è dimesso. Il suo successore, Abdelkader Bensalah, sta subendo lo stesso trattamento dato che le proteste continuano. I manifestanti chiedono un vero cambiamento e questo, secondo loro, passa per la completa sostituzione della vecchia classe dirigente legata a Bouteflika.

Trasporti, scuole e amministrazioni sono stati paralizzati giovedì 17 gennaio in Tunisia a causa di un massiccio sciopero generale del settore del servizio pubblico (ministeri, enti centrali e locali, sanità, imprese di trasporto pubblico, ferrovie, tv, radio statali, scuole, università).

Nonostante il governo abbia emesso in extremis (mercoledì) un decreto per garantire i servizi minimi essenziali, in tutto il paese le scuole e le università sono rimaste chiuse, i trasporti pubblici bloccati e l'aeroporto di Tunisi inattivo.

I lavoratori hanno scioperato per chiedere l'aumento dei salari. Dalle piazze si sono alzati slogan contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il governo, ritenuti responsabili della miseria e della disoccupazione dilaganti, ma anche contro il leader del partito islamico Ennahda, Rashid Ghannushi.

Lo scorso 25 aprile migliaia e migliaia di lavoratori metalmeccanici hanno marciato nelle strade di Johannesburg e nelle principali città del Sudafrica, tra cui Durban, Città del Capo e Bloemfontein, vestiti con delle magliette rosse e urlando slogan contro il peggioramento delle condizioni di lavoro e i bassi salari. La Fiom in una nota presente sul sito del sindacato informa che "lo sciopero è stato proclamato dal Nusma (sindacato del settore metalmeccanico e minerario molto radicato nelle imprese dell'auto) per protestare contro i provvedimenti del governo che fissano il salario minimo a 20 randt l'ora (meno di un euro e mezzo) e mettono pesanti limitazioni al diritto di sciopero.

Terzo giorno di proteste e scontri in Tunisia nella notte tra il 9 e 10 gennaio, tra giovani manifestanti e forze di sicurezza in molte località del paese: Beja, Testour, Sfax, Meknassi, Sidi Bouzid, Ben Arous, Kebili, Nefza, dove è stata data alle fiamme una caserma della polizia ed espropriato un deposito comunale, e Citè Etthadamen, sobborgo popolare della capitale Tunisi.

Delta del Nilo. Da 13 giorni nella fabbrica, l'azienda rifiuta il negoziato. La solidarietà di altri lavoratori

Cresce e si espande la lotta degli oltre 16mila lavoratori tessili della Misr Spinning and Weaving Company, a Mahalla al-Kubra, ormai al tredicesimo giorno di sciopero. Negli ultimi giorni l'azienda per rappresaglia ha imposto il distacco della corrente elettrica agli stabilimenti presidiati 24 ore su 24 dagli operai e, nonostante la mediazione di diversi parlamentari, si è rifiutata di negoziare qualsiasi soluzione fino a quando non sarà ripresa la produzione.

Per contro, negli ultimi giorni migliaia di operai sono usciti più volte in corteo dalla fabbrica per protestare sotto gli edifici della direzione aziendale, raggiunti da un gran numero di familiari e concittadini solidali. Tra gli slogan il grido "Ladri! Ladri!", riferito ai dirigenti che vorrebbero negare gli aumenti adducendo presunte perdite nei bilanci.

Uno sciopero nel settore tessile a Mahalla al-Kubra, Delta del NiloEgitto. Mobilitazione totale nel distretto di Mahalla al-Kubra, dove si concentrano le aziende tessili, da sempre precursore dei movimenti egiziani. I lavoratori chiedono un salario adeguato ad un'inflazione al 33%. Il regime di al-Sisi rischia

Sono 17mila i lavoratori in sciopero a Mahalla al Kubra, centro tessile di proprietà statale nel Delta del Nilo, a 120 km a nord del Cairo.

La polizia attacca il presidio dei lavoratori, in mobilitazione da anni, del cementificio Torah del gruppo tedesco HeidelbergCement. Il regime di al-Sisi detiene centinaia di lavoratori, favorendo le grandi imprese.

di Pino Dragoni, il Manifesto

Da mesi in Tunisia, soprattutto nel sud del Paese, si susseguono grandi manifestazioni.

Nei giorni scorsi i disoccupati sono scesi in strada, bloccando le principali vie di comunicazione verso i siti petroliferi e le sedi delle compagnie straniere (tra cui l'italiana Eni), mentre gli operai hanno scioperato fermando la produzione. Di qui la reazione "dura" del governo che ha inviato alcuni reparti dell'esercito per sedare la protesta.

Nella città di Tataouine i manifestanti, allontanati con l'uso di lacrimogeni dalle zone degli impianti, hanno organizzato blocchi stradali e barricate di copertoni in fiamme; e in seguito all'uccisione del ventenne Mustapha Sekrafi, avvenuta a El Kamour il 22 maggio durante pesanti scontri con le forze di sicurezza che hanno causato diversi feriti, è stato incendiato il distretto della Guardia nazionale e una stazione di polizia.

di cattivipensieri

A quasi 6 anni dalla rivoluzione che nel gennaio 2011 spodestò il presidente Mubarak, l'Egitto vede nelle ultime settimane un'accelerazione della crisi economica che da anni affligge il paese. Le misure di austerità, i tagli ai sussidi pubblici per l'acquisto dei beni di prima necessità (zucchero, farina, olio, benzina…) e la svalutazione della moneta legata alla concessione di un nuovo prestito da 12 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale, aprono una spirale di rapido peggioramento delle condizioni di vita e sussistenza delle classi più povere del paese. L'esercito egiziano, attore di primo piano nell'economia nazionale, e le forze di sicurezza del presidente al-Sisi proseguono nella repressione delle manifestazioni di dissenso e dei tentativi di lotta delle organizzazioni dei lavoratori, attraverso arresti mirati, sparizioni forzate ed un controllo sempre più capillare del territorio.

La rabbia della piazza si colora di protesta politica e scuote un Paese risparmiato da derive violente.

"È un martire, vogliamo giustizia!" Lo urlano e lo ripetono i manifestanti che si sono raccolti, in piazza, a Casablanca, a pochi passi dalla vecchia medina. La folla blocca il traffico e ferma i tram, siede sull'asfalto, sulle rotaie. E' il giorno della rabbia, la folla chiede dignità, giustizia sociale, denuncia il sistema dei privilegi. Gli slogan vengono scritti in alcuni striscioni, sale la tensione con la polizia. Scene che inquietano quelle che arrivano dal Marocco, Paese che è riuscito ad alzare un muro su tensioni ed estremismi.