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Occupy OaklandLotte in corso. AMERICHE

Proteste nel quartiere El Bosque, a sud di SantiagoNegli Stati Uniti, dove i contagiati da Covid-19 sono 1,68 milioni e i morti 98.902, le misure di lockdown hanno spinto quasi 39 milioni di persone nel girone infernale della disoccupazione. Il passaggio da crisi sanitaria a crisi economica e sociale è stato breve, e non solo negli Usa.

L'America Latina, attuale epicentro della pandemia, registra 2,4 milioni di contagi e 143.000 decessi. In Brasile 391.222 persone hanno contratto il virus, oltre 24.500 sono morte, e quasi 39 milioni sono senza lavoro. Anche il Messico è stato colpito duramente dalla pandemia, contando quasi 70.000 casi di contagio e più di 7000 deceduti. In Guatemala la popolazione è scesa in strada, disperata, sventolando bandiere bianche per segnalare la mancanza di cibo, causata dalle misure di quarantena che hanno aggravato una situazione già drammatica: più del 60% dei guatemaltechi vive in povertà, e il tasso di malnutrizione infantile è fra i più alti al mondo. In Bolivia, a Cochabamba, l'11 maggio scorso i militari hanno represso con la forza (lacrimogeni e, sembra, anche pallottole) le mobilitazioni dei senza riserve contro il governo Añez. E il 25 maggio è tornato a farsi sentire l'Equador con nuove manifestazioni, organizzate da sindacati e vari movimenti, contro i licenziamenti e la miseria crescente. Secondo la Commissione economica per l'America Latina e i Caraibi (Eclac), quest'anno 215 milioni di persone (il 34,7% della popolazione regionale) cadranno nella povertà a causa degli effetti della pandemia.

scioperi covid19 20200407Lunedì 30 marzo decine di lavoratori di Instacart, società che si occupa del servizio di consegna di generi alimentari presente in oltre 5.500 città degli Stati Uniti, hanno scioperato chiedendo aumenti salariali e misure di sicurezza per evitare il contagio da Coronavirus. A partire dalla stessa giornata, anche i dipendenti di Amazon sono entrati in agitazione, scioperando in diversi hub logistici del paese.

Una cinquantina di lavoratori hanno bloccato il magazzino di Staten Island, a New York, dove un dipendente è risultato positivo al Covid-19. Durante la protesta uno degli organizzatori, Chris Smalls, è stato licenziato; la notizia ha fatto il giro del paese ed è stata ripresa anche da alcuni media mainstream. In sciopero anche i lavoratori Amazon di Chicago, che hanno chiesto che le strutture produttive vengano chiuse e sanificate, e che gli addetti lasciati a casa siano pagati.

Martedì 12 novembre è stata una giornata d'azione dei lavoratori dei fast-food, che si sono mobilitati in tutto il mondo contro il gigante del panino. Il movimento, nato a New York nel 2012 da poche decine di lavoratori, si è esteso a tutti gli Stati Uniti e oltre, arrivando a coinvolgere decine di migliaia di salariati.

I lavoratori di Detroit, riuniti sotto la sigla #FightFor15, ieri sono scesi in sciopero marciando per le strade della città per denunciare le molestie sessuali subite da alcune lavoratrici da parte dei capi dei ristoranti, e per chiedere aumenti salariali e la libertà di organizzazione sul posto di lavoro. Gli slogan urlati sono stati "I believe that we will win!" e "On strike! On Strike! For $15 and union rights!".

Scontri in CileOltre un milione di persone è sceso in piazza ieri per chiedere la caduta del governo e un cambiamento radicale. Le proteste a livello nazionale contro il carovita stanno aumentando nonostante il coprifuoco e i proiettili della polizia.

Giorni fa il presidente Piñera aveva aperto alla piazza promettendo in cambio della fine delle mobilitazioni una serie di misure economiche a favore delle fasce più deboli, tra cui l'aumento della pensione minima, il congelamento dell'aumento delle bollette dell'elettricità, e maggiori tasse per i più ricchi. Ma non ha ottenuto gli effetti sperati.

La città di Matamoros al confine tra Messico e Stati Uniti conta ormai quasi mezzo milione di abitanti. Negli ultimi anni è stata oggetto di un'immigrazione di massa in seguito all'aumento del numero di maquiladoras, cioè officine di montaggio di imprese multinazionali americane (ma anche giapponesi e tedesche) impiantate per utilizzare manodopera disposta ad accettare salari ben più bassi rispetto a quelli americani.

A Matamoros lo stipendio mensile medio nelle maquiladoras oscilla dai 190 ai 337,60 dollari al mese a seconda della mansione dell'operaio nell'azienda. In media il salario nella città è del 30% più basso rispetto alla media nazionale. E quest anno le imprese si sarebbero rifiutate di pagare il bono anual, un'integrazione variabile al salario che viene contrattata annualmente, perché secondo le loro stime sarebbe stato coperto dall'aumento del salario minimo (9 dollari al giorno) deciso dal nuovo Presidente della Repubblica Andrés Manuel López Obrador.

Da circa una settimana gli insegnanti di Los Angeles sono in agitazione. Lo sciopero è giunto dopo un braccio di ferro durato un mese con il sistema scolastico e quasi due anni di negoziati con il Los Angeles Unified School District. Le parti non hanno raggiunto un accordo e gli insegnanti hanno deciso di scendere in piazza, invitando genitori e studenti ad unirsi a loro.

Dopo la rottura delle trattative lo United Teachers Los Angeles (UTLA), il sindacato che rappresenta circa 30 mila insegnati, ha intrapreso la strada della lotta. I lavoratori chiedono classi più piccole, più personale di supporto e salari più alti; il Los Angeles Unified School District si è reso disponibile a soddisfare alcune delle richieste, ma il presidente dell'UTLA Alex Caputo-Pearl ha definito le offerte del distretto "terribilmente inadeguate", e così lunedì 14 gennaio lo sciopero è cominciato.

In otto città degli Stati Uniti circa 8.000 impiegati degli hotel Marriott stanno scioperando per ottenere l'aumento dei salari e migliori condizioni di lavoro. Le paghe non sono aggiornate rispetto ad inflazione e costo della vita, e i lavoratori lamentano di dover fare due o tre lavori per poter vivere: "We've said it before, we'll say it again - one job should be enough! We're fighting for our livelihoods and our families. Come join us!"

Sebbene la mobilitazione coinvolga solo alcune migliaia di lavoratori, Unite Here (che rappresenta circa 20.000 dipendenti del gruppo Marriott e altri 250.000 impiegati in settori correlati) la definisce come il più grande sciopero del settore alberghiero nella storia degli Stati Uniti. Più di 20 gli hotel colpiti dalla protesta nelle città di Boston, San Francisco, Honolulu, Kauai, Detroit, San Diego, Oakland e San Jose.

Il primo ottobre scorso i camionisti impiegati nei porti di Los Angeles e Long Beach hanno incrociato le braccia e per tre giorni hanno manifestato e organizzato picchetti presso i terminali marittimi, i cantieri ferroviari, i centri di distribuzione e i magazzini di tutta la California meridionale. La protesta è culminata il 3 ottobre, quando i lavoratori hanno bloccato la circolazione delle auto su uno degli accessi alla Freeway 110. Le forze dell'ordine, avvisate preventivamente dagli organizzatori sindacali, sono intervenute arrestando circa 50 manifestanti.

I Teamsters di UPS potrebbero dar vita nei prossimi mesi allo sciopero più grande mai avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi decenni. Martedì 5 giugno il sindacato ha annunciato che il 90% dei suoi iscritti ha votato a favore dello sciopero se un accordo non dovesse essere raggiunto prima della scadenza dell'attuale contratto di lavoro, il 1° agosto.

Questo sciopero si inserisce nel bel mezzo di una ripresa della lotta di classe negli Stati Uniti, dove negli ultimi mesi gli scioperi degli insegnanti (#RedForEd) hanno raccolto sostegno e solidarietà in tutto il paese e anche a livello internazionale.

Dalle notizie che arrivano dal Nicaragua, sembra che il bilancio delle proteste degli ultimi giorni sia di 63 morti, 15 dispersi e almeno 160 feriti da colpi di arma da fuoco. Si tratta della mobilitazione più imponente da quando nel 2007 l'ex guerrigliero sandinista Daniel Ortega è tornato al potere.

Le motivazioni che hanno portato a scontri di tale entità risiedono nella contestata riforma pensionistica del governo di Managua, che prevedeva un aumento dei contributi per lavoratori e datori di lavoro e una diminuzione del cinque per cento delle pensioni. L'Economist ha scritto che in questi anni Ortega "ha governato unendo la retorica di sinistra con una politica di destra, lasciando che il settore privato e la Chiesa cattolica agissero liberamente ed evitando diatribe con gli Stati Uniti". Dopo anni di rapida crescita, l'economia del paese ha iniziato a rallentare e si sono decisi dei "tagli" alla spesa pubblica.