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La città di Matamoros al confine tra Messico e Stati Uniti conta ormai quasi mezzo milione di abitanti. Negli ultimi anni è stata oggetto di un'immigrazione di massa in seguito all'aumento del numero di maquiladoras, cioè officine di montaggio di imprese multinazionali americane (ma anche giapponesi e tedesche) impiantate per utilizzare manodopera disposta ad accettare salari ben più bassi rispetto a quelli americani.

A Matamoros lo stipendio mensile medio nelle maquiladoras oscilla dai 190 ai 337,60 dollari al mese a seconda della mansione dell'operaio nell'azienda. In media il salario nella città è del 30% più basso rispetto alla media nazionale. E quest anno le imprese si sarebbero rifiutate di pagare il bono anual, un'integrazione variabile al salario che viene contrattata annualmente, perché secondo le loro stime sarebbe stato coperto dall'aumento del salario minimo (9 dollari al giorno) deciso dal nuovo Presidente della Repubblica Andrés Manuel López Obrador.

Centinaia di agenti polizia hanno attaccato un gruppo di maestre, maestri e solidali della CNTE che bloccava le strade. Siamo nello stato di Oaxaca. Asuncion de Nochixtlan. Ad un ora circa della capitale dello stato

Oltre a gas lacrimogeni e urticanti la polizia ha sparato sulla folla. Diverse foto e video testimoniano l'uso delle armi. Sono 7 i morti accertati. Centinaia i feriti. Decine gli arrestati e i desaparecidos.

Il commissario della polizia federale, Galindo Cevallos, non ha esitato a confermare i fatti: "effettivamente - ha detto - è successo alla fine delle operazioni di sgombero. Le nostre fonti ci hanno parlato di civili armati e siamo intervenuti per sconfiggere la violenza".

Non si fermano gli scioperi in Messico, dove combattivi insegnanti manifestano contro la riforma dell'educazione con picchetti e blocchi della circolazione.

Il 27 maggio a Tuxtla Gutierrez, in Chiapas, centinaia di insegnanti membri del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell'Educazione (CNTE) hanno bloccato per più di cinque ore l'accesso alla segreteria della Pubblica Istruzione, mentre altri blocchi si sono verificati all'aeroporto internazionale Santa Cruz Xoxocotlan di Oaxaca e sulla strada che collega la capitale con la città costiera di Puerto Escondido.

'Jornaleros'. Nei loro comunicati, manifesti e striscioni insistono su questo elemento. Lavoratori agricoli a giornata. Il segmento più ricattabile e ricattato, più sfruttabile e sfruttato. Perché lavori oggi e se ti pieghi e ti schiavizzi a sufficienza forse domani ti chiamo...forse!

Per la gran parte immigrati, una condizione che rende ancora più vulnerabile chi si trova già alla fine di una complessa filiera di sfruttamento su cui si basa la produzione agricola, lì come altrove.

Dura repressione contro i lavoratori agricoli di Valley San Quintin, in Baja California - Messico, da mesi in lotta per ottenere l'aumento del salario e migliori condizioni di lavoro.

I quotidiani locali riportano la notizia che all'alba del 9 maggio, mentre i lavoratori si preparavano per andare al lavoro, 20 pattuglie della polizia preventiva di stato (PEP), supportate da un mezzo antisommossa, hanno fatto irruzione nella comunità Triqui di Nuevo San Juan Copala. I poliziotti sono entrati nelle case ed hanno aggredito uomini, donne e bambini e hanno sparato proiettili di gomma. Gli abitanti si sono difesi con pietre e bastoni. 70 i feriti, molti dei quali gravemente, 17 persone arrestate, di cui 5 detenute.

Lo sciopero nella valle di San Quintín nello stato messicano di Baja California, a 200 miglia a sud di San Diego, ha coinvolto 50.000 lavoratori agricoli.

I braccianti, per più di una settimana, hanno interrotto la raccolta lasciando i prodotti a marcire nei campi e nelle serre. Si sono ribellati alle loro miserevoli condizioni di lavoro e di vita (abitazioni fatiscenti, servizi igienico-sanitari inadeguati, salari da fame, e spesso, modalità di lavoro che si avvicinano alla schiavitù), e hanno intrapreso coraggiose azioni di lotta tra cui il blocco della Transpeninsular Highway, un'arteria stradale fondamentale per il trasporto delle merci da Baja California agli Stati Uniti. Circa 200 i lavoratori arrestati e pesantemente maltrattati dalla polizia.

manifestazioni insenanti messicoIn Messico la tensione tra insegnanti in lotta e polizia prosegue da mesi. Dopo il blocco del centro di Città del Messico lo scorso 9 febbraio, martedì 24 la protesta è divampata nei pressi dell'aeroporto di Acapulco, dove negli scontri tra polizia federale e membri del Coordinadora Estatal de Trabajadores de la Educación de Guerrero (CETEG) c'è stato un morto e parecchi feriti.

La vittima è Claudio Castillo, un insegnante in pensione di 65 anni deceduto in ospedale il 25 febbraio per le ferite riportate. Le persone arrestate sono state almeno 112, secondo un portavoce del sindacato regionale dei lavoratori dell'istruzione. I 5000 manifestanti sono scesi in strada contro le riforme dell'istruzione, rivendicando un salario migliore e giustizia per i 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa.

In un comunicato il ministero dell'interno messicano ha assicurato che la polizia federale ha "privilegiato il dialogo" per chiedere agli insegnati di ritirarsi dall'aeroporto, i quali hanno invece attaccato gli agenti "con pietre e diversi oggetti".

Nel pomeriggio di questo lunedì centinaia di studenti e maestri hanno fatto irruzione nel Palazzo del Governo e hanno incendiato l'edificio chiamato Tierra Caliente, per protesta poiché le autorità non hanno fornito informazioni su dove si trovino i 43 "normalisti" di Ayotzinapa scomparsi dal 26 settembre.

Verso le ore 17.00, i contestatori hanno fatto irruzione sul piazzale dell'immobile governativo e hanno distrutto le vetrate negli edifici Costa Chica, Costa Grande, Centro e Nord. Un elicottero sorvola la zona. Fino ad ora non sono giunti addetti del corpo dei pompieri. Poliziotti controllano il Palazzo del Governo.