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Uno sciopero di 24 ore ha sconvolto gran parte dell'India. I lavoratori sono scesi in strada in diverse città del paese per protestare contro il peggioramento delle condizioni di vita.

Una decina i sindacati che hanno invitato i loro iscritti a incrociare le braccia mercoledì 8 gennaio contro quelle che hanno definito le politiche antipopolari del governo di Narendra Modi. "L'atteggiamento del governo è di disprezzo nei confronti del lavoro", ha affermato il Center of Indian Trade Unions.

Sciopero generale IndiaProclamato da 10 organizzazioni sindacali, lo sciopero nazionale dell'8 e 9 gennaio in India ha visto scendere nelle strade i salariati del paese per protestare contro le politiche del lavoro del primo ministro Narendra Modi. I sindacati chiedono al governo l'aumento del salario minimo e delle pensioni, e misure urgenti contro la disoccupazione. Si stima che lo sciopero abbia coinvolto quasi 200 milioni di lavoratori.

Amarjeet Kaur, segretario generale dell'AITUC, ha detto che non c'è categoria che non abbia aderito alla mobilitazione. Hanno partecipato attivamente alla protesta i sindacati del settore bancario, assicurativo, minerario, petrolifero, postale, metallurgico, energetico, delle telecomunicazioni, dell'ingegneria, della sanità, dell'istruzione, dei trasporti, del pubblico impiego e dell'agricoltura.

Oggi decine di milioni di lavoratori indiani sono scesi in sciopero per chiedere salari più alti e protestare contro le riforme economiche del governo, ovvero contro il "percorso di liberalizzazione e privatizzazione".

Lo sciopero ha toccato i seguenti settori: trasporti, finanza, energia, carbone, tessile, porto e banchina, acciaio, petrolio, produzione per la difesa, pubblico e statale. I sindacati criticano la proposta di aprire le ferrovie e il settore della difesa agli investimenti esteri, considerate scelte che “indeboliscono le aziende di stato".

Mercoledì 2 settembre oltre 100 milioni di lavoratori indiani hanno aderito allo sciopero di 24 ore indetto contro le nuove leggi sul lavoro pianificate dal governo del primo ministro Narendra Modi. Chiuse banche, esercizi commerciali e alcune industrie. Fermi treni, bus e metropolitane in quasi tutti gli stati indiani.

Lo sciopero ha mobilitato migliaia di lavoratori, oltre che a New Delhi e Mumbai - le due maggiori città indiane - negli stati di West Bengala, Kerala, Telengana, Goa e Uttar Pradesh. Pesanti scontri con le forze dell’ordine si sono registrati nel distretti di Murshidabad e Calcutta. I disagi più forti si sono riscontrati nello stato del Bengala Occidentale, dove i manifestanti hanno tentato di bloccare i binari ferroviari e hanno lanciato pietre contro la polizia che ha dovuto ricorrere agli sfollagente.

Maruti IndiaPer attirare gli investitori in India, il primo ministro Narendra Modi propone di aumentare la flessibilità lavorativa. Come dimostra l'importante sciopero del 2011-2012 alla Maruti-Suzuki, i giochi non sono del tutto fatti. Solidarietà tra precari e dipendenti, rinnovamento sindacale: i giovani lavoratori resistono e sconvolgono il repertorio tradizionale della lotta in fabbrica.

Sesto produttore mondiale con due milioni di autoveicoli costruiti nel 2013 (1), l'India spera di salire al quarto posto entro il 2016. La riforma del lavoro presentata a ottobre 2014 dal nuovo primo ministro Narendra Modi dovrebbe favorire un ritorno alla crescita pari a quella che il settore ha conosciuto negli anni 2000 (nell'ordine dell'8% l'anno in media).

India lo sciopero dei minatori si preannuncia essere il più grande sciopero del paese in quattro decenni.

Milioni di minatori del settore carbonifero in India hanno continuato a scioperare per il secondo giorno Mercoledì contro il piano del governo di privatizzare l'industria carboniera pubblica.

Lo sciopero ha ridotto tra il 50 e il 75 per cento la produzione di carbone giornalierai. Lo sciopero è iniziato Martedì dopo che sindacati e il governo non sono riusciti a trovare un accordo su l'ingresso di imprese private nel setore pubblico.

La società statale Coal India ha a lungo dominato l'industria del carbone indiano. Tuttavia, il governo neoliberista del primo ministro Narendra Modi vorrebbe i consentire alle imprese private di estrarre evt e vendere il carbone.

fuocoIl proprietario di una piantagione di tè nel nord est dell'India e sua moglie sono stati arsi vivi durante una violenta agitazione dei braccianti. Lo riferiscono le agenzie di stampa: un migliaio di braccianti agricoli, dipendenti dellla Mkb Tea Estate - una delle circa 800 piantagioni di té dell'Assam, che fanno oltre metà della produzione indiana del famoso tè - hanno circondato l'abitazione del proprietario, Mridul Bhattacharya. Inferociti perché da tempo non ricevevano lo stipendio, e perché a quanto pare la direzione aziendale aveva ingiunto a parte dei dipendenti di sloggiare dagli ostelli dove alloggiano - e avevano pure fatto arrestare due dei loro compagni - i lavoratori hanno marciato sul bungalow dei possidenti e hanno appiccato il fuoco con della benzina. All'interno c'era il titolare della piantagione insieme alla moglie, che non hanno trovato scampo. I lavoratori hanno anche bruciato due veicoli, di proprietà del padrone.
Il fatto è avvenuto a Kunapathar, a circa 500 chilometri da Guwahati, la principale città dell'Assam.

indianiOperai indiani rispondono all'assassinio di un delegato sindacale uccidendo un padrone.

Un sindacalista è stato ucciso dalla polizia locale durante gli scontri tra operai e poliziotti di fronte alla fabbrica. La risposta degli operai della Regency Geramics non si è fatta attendere a lungo, uno dei massimi dirigenti della fabbrica è stato ucciso dagli operai inferociti che hanno dato fuoco anche a diversi locali di proprietà della Regency Ceramics di Yanam, India.

Lo scontro tra operai e padroni della R.C. è in atto da tre settimane, gli operai molti dei quali precari, chiedono aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro e contratti a tempo determinato. Gli scioperanti chiedono anche che i loro colleghi licenziati o sospesi dal lavoro a causa della vertenza rientrino in fabbrica.