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Cile, Colombia, Hong Kong, Tunisia, Algeria, Iraq, Iran, Grecia, Francia…

Difficile seguire e dare notizia di tutte le rivolte, gli scioperi e le manifestazioni che stanno scoppiando ai quattro angoli del mondo negli ultimi mesi. Alcune considerazioni di massima le abbiamo fatte nell'articolo "Un mondo in rivolta", a cui rimandiamo i lettori; adesso cerchiamo di fare una breve cronologia, non certo esaustiva, degli ultimi avvenimenti, ribadendo che il filo rosso che li unisce tutti è l'ampliarsi della forbice tra i redditi (1/99%), con la relativa scomparsa delle mezze classi.

Mentre continuano le mobilitazioni in Cile, nonostante la feroce repressione statale, è venuta ad aggiungersi alla lista dei paesi sudamericani in rivolta la Colombia: dopo lo sciopero generale del 21 novembre, che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia tra studenti, lavoratori e indigeni, e che ha portato qualche giorno dopo a decretare il coprifuoco a Bogotà, un altro paro nacional è stato organizzato il 4 dicembre per protestare contro le politiche economiche "lacrime e sangue" del governo di Ivan Duque, e contro la repressione poliziesca, che ha già prodotto 4 morti tra i manifestanti.

800.000, secondo gli organizzatori, i manifestanti che oggi hanno partecipato alla marcia per le strade di Hong Kong per celebrare i 6 mesi dell'inizio delle proteste, iniziate a giugno contro la legge sulle estradizioni in Cina, e trasformatesi poi in una rivolta contro il governo in modalità Occupy, come si può vedere nei video usciti dal Politecnico occupato dagli studenti.

Scontri si sono verificati recentemente a Jelma, in Tunisia, dove la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che sabato 30 novembre hanno bruciato pneumatici in strada e attaccato le forze dell'ordine. Le agitazioni sono cominciate dopo il funerale del 25enne Abdelwahab El Hablani, morto dopo essersi dato fuoco per denunciare le condizioni di povertà in cui versava. Jelma è vicina a Sidi Bouzid dove nel 2010 si era immolato Muhammad Bouazizi, dando il via alla Primavera araba. In Algeria, un altro importante paese del Nordafrica, il 6 dicembre è stato il 42esimo venerdì consecutivo di proteste, cominciate il 22 febbraio. Oggi intanto sono stati proclamati 4 giorni di sciopero generale con manifestazioni previste ad Algeri e in altre città.

Le rivolte contro il caro vita e il malgoverno continuano anche in Iraq dove dall'inizio delle manifestazioni si contano più di 400 vittime; a Baghdad, in piazza Tahrir, è stato organizzato un presidio permanente in stile Occupy. In Iran il bilancio delle mobilitazioni contro il caro carburante è di almeno 7 mila arrestati e 208 morti accertati ma, secondo Amnesty International, il numero reale potrebbe essere molto più alto. Si tratta, molto probabilmente, delle manifestazioni più imponenti da 40 anni a questa parte.

In Europa, il 6 dicembre ad Atene ed in altre città greche in migliaia sono scesi in piazza per la ricorrenza, 11 anni, dell'assassinio da parte della polizia dello studente anarchico di 15 anni Alexis Grigoropoulos, e contro la repressione dello Stato.

Da ultima, nella lista dei paesi alle prese con grossi problemi di tenuta sociale, la Francia, che ha visto giovedì 5 dicembre un grande sciopero generale contro la riforma delle pensioni, che ha bloccato l'intero paese con il fermo del 90% dei treni e forti disagi al trasporto aereo e urbano. Oltre al grande corteo sindacale che ha attraversato le strade di Parigi, composto da insegnanti, vigili del fuoco, ferrovieri, funzionari pubblici, operai e precari, e in cui si sono verificati ripetuti scontri con la polizia, sono state 250 le manifestazioni promosse in tutto il paese da sindacati e movimenti di sinistra e studenteschi. I sindacati hanno parlato di 1 milione e mezzo di partecipanti allo sciopero, 250.000 solo a Parigi. Non è mancata, naturalmente, la presenza dei gilet gialli, che sabato 7 dicembre sono arrivati al 56° appuntamento di lotta con azioni di blocco di autostrade e centri commerciali (Les Halles, Parigi). Sembra che la "vertenza" non si sia per niente chiusa con il grève générale del 5: alcune categorie, come quelle del trasporto ferroviario e pubblico, sono ancora in sciopero, assemblee sono in programma in varie città, e si parla per il prossimo 10 dicembre di una nuova manifestazione nazionale, che potrebbe diventare uno sciopero generale illimitato. Quello che si preannuncia in Francia, dunque, è un lungo braccio di ferro con il governo (che va ben oltre la questione delle pensioni), il quale non lesinerà di certo l'uso della forza nelle piazze.

In Italia, invece, dopo i "grillini" sono arrivate le "sardine" a riempire le piazze, cantando alternativamente l'Inno di Mameli e Bella Ciao (non che vi sia una contraddizione tra le due canzoni). Dubitiamo comunque che svariate migliaia di persone manifestino in decine di città solo perché contrarie alla propaganda della Lega: evidentemente il disagio sociale cresce (soprattutto in quelle fasce di popolazione che hanno qualcosa da perdere), e con esso il disincanto verso i partiti.