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Primo maggio riders Torino

Comunicato di Deliverance Project sullo sciopero dei rider di Torino il Primo Maggio

Nella città deserta che aspira al ritorno alla normalità, per un giorno abbiamo riscoperto la normalità della lotta rider. Hanno provato a farci credere che lavorare fosse essenziale e lottare pericoloso. La verità è che essenziali, per le aziende, sono solo i profitti, da garantirsi ad ogni costo a scapito dei salari dei lavoratori. E per i lavoratori sarà essenziale la lotta, per evitare che questa crisi sia l'ennesima occasione per stravolgere le regole del lavoro e perfezionare il dominio sulle nostre vite.

rider 01052020Un primo maggio di lotta per i lavoratori del food delivery che chiamano lo sciopero contro le infime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti e che, come già abbiamo avuto modo di raccontare ai microfoni di Radio BlackOut, dall'avvento del coronavirus sono riuscite contro ogni previsione a peggiorare ulteriormente.

Per prepararsi a a questo sciopero sono state pubblicate sulla pagina facebook Deliverance Project, e che riproponiamo dopo il podcast, una serie di analisi e riflessioni sulle principali caratteristiche della gig economy in tempi di pandemia, ma non solo, e quelle che potrebbero essere delle richieste base da pretendere dalle aziende.

We are 99%Per evitare l'incendio sociale, i cui primi bagliori si sono intravisti in alcune regioni del Sud Italia, il governo sta pensando di erogare, oltre al macchinoso e inconcludente sistema dei pacchi per la spesa (400 milioni di euro che i comuni dovranno usare per buoni e generi di prima necessità per gli indigenti), un "Reddito di emergenza". Per adesso non si hanno elementi certi, visto che l'importo non è stato fissato (alcune fonti giornalistiche parlano di un ammontare complessivo di 6 miliardi di euro), e non è stata specificata la platea dei beneficiari. La misura sembra quasi rispondere alla campagna per il #RedditodiQuarantena, lanciata da alcuni centri sociali e sindacati di base per mettere in luce l'urgenza di un reddito di esistenza in questo periodo di emergenza. Peccato però che l'emergenza durerà anche dopo la quarantena.

Palermo - pattuglie al LidlSulla spinta dell'ondata di scioperi spontanei nelle fabbriche e nei magazzini di mezza Italia (partita dalla Fca di Pomigliano il 10 marzo) al grido "non siamo carne da macello", i confederali hanno indetto per martedì 25 marzo 8 ore di sciopero del settore metalmeccanico (a cui hanno aderito tessili, chimici e lavoratori della gomma plastica) in Lombardia, la regione più colpita dal Coronavirus. La chiamata all'astensione dal lavoro ha ottenuto una risposta positiva coinvolgendo dal 60 al 90% degli addetti. L'emittente Radio Onda d'Urto riporta che hanno incrociato le braccia gli operai delle aziende Fad Assali, Leonessa, Omr, Industrie Saleri Italo, Camozzi di Polpenazze del Garda e Lumezzane, Sepal, Cavagna Group, Pedrotti Normalizzati, Innse Berardi, Fmg, Invatec-Medtronic, Tovo Gomma, Greif e Ave, e altre ancora.

L'inaffondabile corazzata Amazon, che in questi giorni sta lavorando a pieno regime con un aumento dei profitti notevole cercando di conquistare ulteriori fette di mercato nel mondo del commercio quasi completamente chiuso al pubblico, inizia ad avere i primi problemi.

"Non siamo carne da macello."

E' con questo slogan che i driver modenesi, lavoratori di Sda, Gls, Tnt e Brt di Modena, così come sta accadendo in molte altre parti della penisola, hanno iniziato oggi l'astensione dal lavoro per rischio ogettivo legato al diffondersi dell'epidemia coronavirus.

Riportiamo, in questa occasione, una testimonianza che ci è pervenuta nei giorni scorsi da parte di un lavorare della logistica:

Reazioni a catena. La protesta dei lavoratori costretti al turno senza precauzioni nelle aziende rimaste aperte nel nord Italia. Conte convoca i sindacati.

Quanto si è visto ieri è il mondo operaio che è tornato a parlare con una sola voce. L'incredulità e la rabbia di chi chiede di essere considerato come tutti gli altri lavoratori. Una rabbia, operaia, per la decisione del Governo di non interrompere la produzione nelle fabbriche che era montata già mercoledì sera subito dopo il discorso di Conte nei commenti social, compreso il profilo Facebook del presidente dalla giunta lombarda Attilio Fontana sommerso da critiche di operai e impiegati, e che si è materializzata giovedì all'apertura dei cancelli: scioperi spontanei, assemblee, fermi temporanei della produzione.

Da pochi giorni tutto il territorio nazionale è diventato "zona protetta". Le misure emanate dal governo impongono ai cittadini di rimanere a casa, e musei, teatri, cinema, palestre, piscine, ecc. sono stati chiusi. Ma fabbriche e attività commerciali rimangono aperte mettendo a rischio la salute dei lavoratori.

Significativo il comunicato congiunto firmato in data 27.02.2020 da Abi, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), Cgil, Cisl, Uil, in cui si chiede una "rapida normalizzazione, consentendo di riavviare tutte le attività ora bloccate e mettere in condizione le imprese e i lavoratori di tutti i territori di lavorare in modo proficuo e sicuro a beneficio del Paese, evitando di diffondere sui mezzi di informazione una immagine e una percezione, soprattutto nei confronti dei partner internazionali, che rischia di danneggiare durevolmente il nostro Made in Italy e il turismo".

Domenica sono scattati i controlli dei vigili urbani sui lavoratori che fanno le consegne per conto delle tante ditte che impiegano fattorini in bicicletta, con tanto di multe e controlli di documenti etnicamente mirati.

Di seguito il comunicato dei "Deliverance Project":

"Ieri sera mentre le solite centinaia di rider si muovevano per la città alla ricerca di ordini da consegnare, sono incappate in una brutta sorpresa: polizia e Asl, sempre così solerti a controllare i nostri datori di lavoro, erano in giro a placcare colleghi per controllare la presenza delle luci ed il contenuto degli zaini.

NON SI PUÒ MORIRE PER PORTARE UNA PIZZA. GLOVO SCHIAVISTA SEI PRIMA DELLA LISTA

Oggi siamo scesi in piazza, per Zohaib ma anche per tutti noi. Sappiamo quale sia il lavoro che tutti i giorni facciamo per le strade di questa città ed a quali condizioni ci costringono. A tutti noi poteva succedere di essere investiti e di rischiare la vita, di romperci un braccio o una gamba, senza un'assicurazione e senza diritti per consegnare una pizza o del sushi.