Logo Chicago86

tunisiaScontri nelle strade. Un morto e diversi feriti. Dopo diversi suicidi di laureati disoccupati è esplosa la collera popolare.

Un morto e diversi feriti, nel corso di una manifestazione di disoccupati che si è svolta nella regione di Sidi Bou Zid, nella Tunisia centro-occidentale. Secondo una nota del ministero degli Interni, gli agenti della Guardia nazionale hanno sparato per «legittima difesa», in seguito all'attacco di alcuni «gruppi di individui che hanno incendiato la locomotiva di un treno» e appiccato il fuoco a tre veicoli della polizia, prima di «attaccare la sede della Guardia Nazionale della città». Anche diversi agenti - prosegue la nota «hanno subito ustioni e due di loro sono in stato di coma».

Un'ondata di proteste che prosegue da dieci giorni e che si è estesa ad altre zone del paese, come Sfax, Sousse e Qairaouane, e ieri è arrivata nella capitale Tunisi con un corteo promosso dall'unione dei sindacati tunisini. Nel fine settimana, nel corso di un'altra protesta per il diritto al lavoro, la polizia ha disperso i manifestanti a Qairaouane, a sud di Tunisi, ferendo anche il sindacalista Ismayl al-Thahir.

Circa duemila manifestanti si sono scontrati con la polizia per oltre sei ore a Regueb, a 37 km a sudest di Sidi Bouzid. I giovani disoccupati hanno incendiato una banca, un tribunale e distrutto il bar di un membro del partito al potere, il Rassemblement constitutionnel démocratique (Unione costituzionale democratica - Rdc). Non si sono verificati scontri, invece, nella manifestazione organizzata lunedì a Sfax da un gruppo di giovani laureati e diplomati che chiedevano un lavoro.

A Sidi Bou Zid tutto è cominciato con un controllo di polizia effettuato su un ambulante ventiseienne, Mohamed Bouazizi, accusato di commercio illegale, a cui è stata confiscata la mercanzia, il 17 dicembre. Dopo aver tentato invano di recuperare le sue cassette di frutta e verdura ed essere stato respinto in malo modo dagli agenti, l'ambulante s'è dato fuoco ed è stato trasportato d'urgenza in un reparto per grandi ustionati a Tunisi.

Appresa la notizia, molti giovani hanno organizzato un sit-in davanti alla prefettura, e hanno chiesto un incontro con il governatore locale. Il giorno dopo, giorno di mercato settimanale, la protesta si è amplificata. La polizia ha usato lacrimogeni e manganelli per disperdere una manifestazione spontanea, e gli scontri sono proseguiti per tutto il fine settimana. Bersaglio dei manifestanti, che hanno gettato pietre sulla polizia, ferendo tre agenti e dato fuoco a pneumatici e cassonetti, la sede del Rassemblement constitutionnel démocratique.

Il 18, mentre Sidi Bou Zid era presidiata da un imponente schieramento di polizia, si verificava un altro suicidio: quello di Lotfi Guadri, 34 anni, che si gettava in un pozzo nella zona di Gdera, a cinque chilometri da Sidi Bou Zid. Guadri era un laureato senza lavoro da cinque anni.

Il 22 dicembre, anche un altro ragazzo di 24 anni si suicidava nella regione di Sidi Bou Zid: fulminato su un palo di alta tensione dove si era arrampicato gridando: «Basta miseria, basta disoccupazione». Giovani laureati senza futuro, costretti a cavarsela facendo lavoretti, che mostrano un malessere sociale ed economico spesso nascosto dalle statistiche.

La rivolta giovanile è figlia di una ineguale distribuzione della ricchezza, secondo il Partito democratico progressista (Pdp), critico nel confronti del potere. Secondo il Pdp, la crescita economica annuale (+ 5%) esibita dalla Tunisia - che il Fondo monetario internazionale definisce «il miglior modello da seguire per molti paesi emergenti» -, va a vantaggio delle città del litorale del nord. Le altre regioni del paese, invece, restano preda di un'estrema povertà, mentre il governo tratta la rivolta sociale come un problema di ordine pubblico.

Il ministro dello sviluppo, Mohamed Nouri Jouini si è recato a Sidi Bou Zid per promettere misure speciali e 15 milioni di dinars (1 dinar vale 0,52 euro) per progetti di avviamento al lavoro.

E per la prima volta il potere si è servito dei media per tentare un dialogo con la popolazione esasperata, che ha potuto esprimersi ai microfoni della tv al-Jazeera.

* di Geraldina Colotti , articolo pubblicato il 28 dicembre 2010 sul quotidiano il Manifesto