Logo Chicago86

Feedback

Karl Marx sulle rivolte e il bisogno di comunità

"Ma non scoppiano forse tutte le rivolte, senza eccezione, nel disperato isolamento dell'uomo dalla comunità [Gemeinwesen]? Ogni rivolta non presuppone forse necessariamente questo isolamento? Avrebbe avuto luogo la rivoluzione del 1789 senza il disperato isolamento dei cittadini francesi dalla comunità? Essa era appunto destinata a sopprimere tale isolamento. Ma la comunità dalla quale l'operaio è isolato è una comunità di ben altra realtà e di ben altra estensione che non la comunità politica. Questa comunità, dalla quale il suo lavoro lo separa, è la vita stessa, la vita fisica e spirituale, la moralità umana, l'attività umana, l'umano piacere, la natura umana. La natura umana è la vera comunità umana. Come il disperato isolamento da essa è incomparabilmente più universale [...]

30 Maggio 2020

Leggi tutto

Ultimi articoli pubblicati

Comitato unitario di base della Pirelli

Lotta della classe operaia alla Pirelli di Milano a cura del Comitato Unitario di Base della Pirelli + 17 documenti e volantini del CUB Pirelli -1968/69 Il testo che qui presentiamo è una delle fatiche politiche del Comitato Unitario di Base della Pirelli di Milano. Se viene tardi, è perché altre cose dovevano esser fatte prima. Ma anche questa andava [...]

Anni '60 e '70

Il diritto all'ozio

Pubblicato sul periodico parigino "L'Égalité" in forma di articoli dal 23 giugno al 4 agosto 1880. Fonte: Paul Lafargue, Il diritto all'ozio. La religione del Capitale, a cura di Lanfranco Binni, Firenze, Il Ponte Editore, 2015. Trascritto da Leonardo Maria Battisti su licenza concessa dal Fondo Walter Binni, febbraio 2019.   DEDICA Ai miei collaboratori dell'"Égalité" Cari compagni, con occhi attenti e la passione in cuore [...]

Classici del 1800

Necessità della lotta di classe

26 settembre 1996 L'ultimo contratto dei metalmeccanici era stato firmato a tavolino senza scioperi. Oggi sembra che la gabbia in cui si è voluta chiudere l'attività sindacale sia in crisi. Contraddittoriamente, il 19 settembre scorso, presentando il programma di manifestazioni per il contratto dei metalmeccanici, i vertici sindacali hanno reclamato ancora una volta l'applicazione della gabbia, cioè dell'oramai famigerato "Protocollo [...]

Anni '80 e '90

Riformismo sindacale

L'organo della Confederazione Generale del Lavoro leva un inno alla iniziativa della Federazione Tessili per la vendita a prezzi ridottissimi di un ingente stock di tessuti. È un inno alle nuove funzioni che così si assume il sindacato, sospingendo le contraddizioni economiche della presente crisi fuori dal circolo vizioso della loro insolubilità, saltando tutti gli strati del parassitismo intermediario [...]

Anni '20 e '30

Il fronte unico

Il Partito comunista sostiene in questo momento nella difficile situazione in cui si trova il proletariato italiano la necessità della "unità proletaria" e la proposta del "fronte unico" proletario per l'azione contro l'offensiva economica e politica della classe padronale. Questo atteggiamento perfettamente coerente coi principii e coi metodi del partito e della Internazionale Comunista, non viene però sempre chiaramente [...]

Anni '20 e '30

Precisazioni su 'Marxismo e miseria' e 'Lotta di classe e offensive padronali'

Il passo di Marx citato nell'ultimo Filo del tempo, suona così nella sua traduzione integrale dal tedesco: "Quanto maggiore è la ricchezza sociale, ossia il Capitale in funzione, l'ampiezza e la energia nel suo accrescimento, quindi anche la grandezza assoluta del proletariato e la forza produttiva del suo lavoro, tanto maggiore è l'esercito industriale di riserva" (sovrappopolazione relativa). "Le stesse [...]

Anni '40 e '50

Marxismo e miseria

Ieri Per lunghi decenni di capitalismo "idilliaco" i rapporti di cambio delle monete dei vari Stati del mondo si conservarono stabili e le oscillazioni si registravano a decimali. Era lo stesso periodo in cui con fiumi d'inchiostro si affermò fallita la "catastrofica" visione di Marx sulla crescente miseria, le crisi galoppanti e il crollo rivoluzionario del sistema economico borghese, e [...]

Anni '40 e '50

I robot di Foxconn

È la più grande fabbrica del mondo, una mostruosità che solo il giovane capitalismo cinese, incuneato nel contesto del capitalismo cadavere cui dà un po' di ossigeno, poteva escogitare. Impiega un milione e quattrocentomila salariati in 28 stabilimenti. Il più grande è quello di Shenzhen vicino a Hong Kong, con 240.000 lavoratori. La proprietà giuridica è taiwanese, i lavoratori [...]

Anni 2000

Drastica riduzione del tempo di lavoro

Il modo di produzione capitalistico non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo la massa delle merci prodotte e vendute. Di conseguenza non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo il capitale. L'accrescimento del capitale non ha nulla a che fare con quella che potrebbe sembrare una ovvia tendenza umana: il miglioramento delle condizioni di esistenza per tutti [...]

Anni '40 e '50

Sindacalismo e stato

In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul "radicalismo" del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro [...]

Anni '20 e '30

Pomeriggio – Ore 17.00
Si è concluso l'enorme corteo parigino che ha attraversato le strade della capitale in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGT con la partecipazione di diversi sindacati. In testa erano presenti lavoratori, studenti e Gilet Gialli. Al termine della manifestazione in Place de la Concorde la polizia ha lanciato una fitta pioggia di lacrimogeni e ha caricato i manifestanti. Il collegamento con Benny, compagno di Alessandria, che ha terminato un dottorato di studi a Parigi. Ascolta o scarica l'intervista

Sciopero generale di 24 ore oggi, martedì 5 febbraio, per la CGT. Obiettivo: aumenti dei salari e maggiore giustizia sociale. In piazza anche altri sindacati come Solidaire Sud e Force Ouvrière, oltre a partiti come France Insoumisè, Npa e Pcf, studenti, universitari e… gilet gialli. Si tratta del primo "Martedì dell'emergenza sociale", che la CGT propone di ripetere ogni settimana, in parallelo con il grande dibattito nazionale organizzato dall'esecutivo e dal presidente Macron, che il principale sindacato francese ha già detto di volere boicottare.

Disclaimer

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Chicago86.org, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Il fatto che il sito fornisca questi collegamenti non implica l'approvazione dei siti stessi, sulla cui qualità, contenuti e grafica è declinata ogni responsabilità.

Informativa sulla privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 (Testo Unico sulle disposizioni in materia di protezione dei dati personali)

La presente informativa descrive le modalità di gestione del sito www.chicago86.org dei dati personali dei visitatori che lo consultano.

L'utente che accede alle pagine del suddetto sito accetta i termini e le condizioni riportate di seguito; in caso contrario, è pregato di non consultare il sito. L'utente si assume inoltre la responsabilità di dati personali di terzi ottenuti, pubblicati o condivisi mediante questo sito e garantisce di avere il diritto di comunicarli o diffonderli, liberando il presente sito da qualunque responsabilità verso terzi.

Tale informativa sulla privacy è resa solo per il sito www.chicago86.org e non per altri siti web eventualmente consultati dall'utente tramite link.

Tipologie di dati raccolti

Il sito www.chicago86.org raccoglie, in modo autonomo o tramite applicazioni di terze parti, i seguenti dati: cookie (vedi l'informativa sui cookie) e dati di utilizzo.

www.chicago86.org non richiede o raccoglie dati personali sensibili.

Hosting ed infrastruttura backend

Questo tipo di servizi ha la funzione di ospitare dati e file che permettono a questo sito di funzionare, ne consentono la distribuzione e mettono a disposizione un'infrastruttura pronta all'uso per erogare specifiche funzionalità del sito. Alcuni servizi tra quelli elencati di seguito, se presenti, possono funzionare su server geograficamente distribuiti, rendendo difficile determinare l'effettiva ubicazione in cui sono conservati i dati personali.

-iubenda Consent Solution (iubenda srl)
iubenda Consent Solution è un servizio per facilitare la raccolta e la gestione della prova del consenso fornito da iubenda srl.
Dati personali trattati: dati comunicati durante l'utilizzo del servizio.
Luogo del trattamento: Italia.
Privacy Policy

Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne

Questo tipo di servizi permette di visualizzare contenuti ospitati su piattaforme esterne direttamente dalle pagine del sito e di interagire con essi. Tali servizi potrebbero comunque raccogliere dati sul traffico web relativo alle pagine dove sono installati, anche quando gli utenti non lo utilizzano.

- Video Vimeo (Vimeo, LLC)
Vimeo è un servizio di visualizzazione di contenuti video gestito da Vimeo, LLC che permette a questo sito di integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine.
Dati personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Stati Uniti.
Privacy Policy - Soggetto aderente al Privacy Shield

- Video YouTube (Google LLC)
YouTube è un servizio di visualizzazione di contenuti video gestito da Google LLC che permette a questo sito di integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine.
Dati personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Stati Uniti.
Privacy Policy - Soggetto aderente al Privacy Shield

- Google Fonts (Google LLC
Google Fonts è un servizio di visualizzazione di stili di carattere gestito da Google LLC che permette a questo sito di integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine.
Dati personali trattati: dati di utilizzo e altre varie tipologie secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio.
Luogo del trattamento: Stati Uniti.
Privacy Policy - Soggetto aderente al Privacy Shield

Interazione con social network e piattaforme esterne

Questo tipo di servizi permette di effettuare interazioni con i social network, o con altre piattaforme esterne, direttamente dalle pagine di questo sito, e potrebbe raccogliere dati sul traffico per le pagine dove il servizio è installato, anche quando gli utenti non lo utilizzano. In ogni caso, le interazioni e le informazioni acquisite sono soggette alle impostazioni privacy dell’utente relative ad ogni social network. Si raccomanda di disconnettersi dai rispettivi servizi per assicurarsi che i dati elaborati sul sito non vengano ricollegati al profilo dell'utente.

- Twitter (Twitter, Inc.)
Il pulsante Tweet e i widget sociali di Twitter sono servizi di interazione con il social network Twitter, forniti da Twitter, Inc.
Dati personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy - Soggetto aderente al Privacy Shield.

- AddThis (Oracle Corporation)
AddThis è un servizio fornito da Oracle Corporation che visualizza un widget che permette l’interazione con social network e piattaforme esterne e la condivisione dei contenuti di questo sito. A seconda della configurazione, questo servizio può mostrare widget appartenenti a terze parti, ad esempio i gestori dei social network su cui condividere le interazioni. In questo caso, anche le terze parti che erogano il widget verranno a conoscenza dell'interazione effettuata e dei dati di utilizzo relativi alle pagine in cui questo servizio è installato.
Dati personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy.

Statistica

I servizi contenuti nella presente sezione permettono il monitoraggio e l'analisi dei dati di traffico e servono a tener traccia del comportamento dell’utente.

- Google Analytics con IP anonimizzato (Google LLC)
Google Analytics è un servizio di analisi web fornito da Google LLC ("Google"). Google utilizza i dati personali raccolti allo scopo di tracciare ed esaminare l’utilizzo di questo sito, compilare report e condividerli con gli altri servizi sviluppati da Google. Google potrebbe utilizzare i dati personali per contestualizzare e personalizzare gli annunci del proprio network pubblicitario. L'integrazione di Google Analytics su www.chicago86.org rende anonimo il tuo indirizzo IP. L'anonimizzazione funziona abbreviando entro i confini degli stati membri dell'Unione Europea o in altri Paesi aderenti all'accordo sullo Spazio Economico Europeo l'indirizzo IP degli utenti. Solo in casi eccezionali, l'indirizzo IP sarà inviato ai server di Google ed abbreviato all'interno degli Stati Uniti.
Dati Personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy e Opt Out - Soggetto aderente al Privacy Shield

- ShinyStat Free (Triboo Data Analytics S.R.L.)
ShynyStat Free è un servizio di statistica fornito da Triboo Data Analytics S.R.L. Questo servizio di statistica rende anonimo l'indirizzo IP dell'utente.
Dati personali trattati: cookie e dati di utilizzo.
Luogo del trattamento: Italia
Privacy Policy e Opt Out.

Finalità e modalità del trattamento dei dati

www.chicago86.org raccoglie i dati dell'utente ai fini della fornitura del servizio e per rilevare le statistiche sull'utilizzo del sito web, adottando le opportune misure di sicurezza volte ad impedirne l'accesso, la divulgazione, la modifica o la distruzione non autorizzati. Il trattamento dei dati avviene tramite strumenti informatici, con modalità organizzative e con logiche strettamente correlate alle finalità indicate.

Le finalità e le modalità del trattamento dei dati personali attraverso questo sito web o in altro modo saranno comunque conformi a quanto previsto dal decreto legislativo 30 Giugno 2003, n. 196 (Codice della privacy), il cui testo integrale, inclusi i diritti dell’interessato previsti all’art. 7 – può essere reperito su www.garanteprivacy.it.

Luogo del trattamento dei dati e periodo di conservazione

I dati raccolti sono trattati presso la sede di www.chicago86.org ed in ogni altro luogo in cui le parti coinvolte nel trattamento siano localizzate, e sono trattati e conservati per il tempo richiesto dalle finalità suddette. Al termine del periodo di conservazione i dati vengono cancellati.

Per ogni informazione, chiarimento o richiesta scrivere all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Modifica a questa informativa sulla privacy

www.chicago86.org può apportare modifiche alla presente informativa in qualunque e momento, notificandolo agli utenti su questa pagina. Si consiglia pertanto di visitare con frequenza questa pagina, facendo riferimento alla data di ultima modifica indicata in calce.

Ultima modifica: 15 maggio 2020

Informativa sui cookie

Cosa sono i cookie

I cookie sono stringhe di testo di piccola dimensione creati sul computer o dispositivo mobile dell'utente al momento in cui questo accede ad un determinato sito, con lo scopo di immagazzinare e trasportare informazioni. I cookie sono inviati da un server web (che è il computer sul quale è in esecuzione il sito web visitato) al browser dell’utente (Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome, ecc.) e memorizzati sul dispositivo di quest'ultimo; vengono, quindi, re-inviati al sito web al momento delle visite successive.

I cookie sono usati dalla maggior parte dei siti web per differenti finalità: esecuzione di autenticazioni informatiche, monitoraggio di sessioni, memorizzazione delle preferenze, ecc.. Sono composti da un nome, un valore, una scadenza (che determina la cancellazione del cookie dal dispositivo) e da un dominio che identifica il fornitore.

Nel corso della navigazione l’utente potrebbe ricevere sul suo terminale anche cookie di siti diversi (c.d. cookies di "terze parti") impostati direttamente da gestori di detti siti web e utilizzati per le finalità e secondo le modalità da questi definiti.

Maggiori informazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/Cookie

Tipologie di cookie utilizzati da questo sito
Cookie tecnici

Sono cookie essenziali per il funzionamento del sito web, di sessione e persistenti, utilizzati al fine di migliorare l'usabilità del sito.

I cookie persistenti sono conservati nella memoria del dispositivo dell'utente fino ad una data di scadenza preimpostata; i cookie di sessione vengono cancellati ogni volta che il browser viene chiuso.

Tali cookie sono sempre utilizzati e inviati, a meno che l'utente non modifichi le impostazioni nel proprio browser. La loro disabilitazione o cancellazione potrebbe precludere la fruizione ottimale di alcune aree del sito.

Cookie analitici

I cookie analitici vengono utilizzati per raccogliere informazioni sull'uso del sito. Questo sito utilizza tali informazioni in merito ad analisi statistiche anonime al fine di migliorare l'utilizzo del sito. Questa tipologia di cookie raccoglie dati in forma anonima sull'attività dell'utenza e su come è arrivata sul sito. I cookie analitici sono inviati dal sito stesso o da domini di terze parti.

Cookie di analisi di servizi di terze parti

Questo sito utilizza i cookie analitici di Google Analytics e Shinystat Free.

- Google Analytics
Per consultare l'informativa privacy della società Google Inc., titolare autonomo del trattamento dei dati relativi al servizio Google Analytics, consultare questa pagina. Al seguente link https://tools.google.com/dlpage/gaoptout?hl=it è inoltre reso disponibile da Google il componente aggiuntivo del browser per la disattivazione di Google Analytics.

- Shinystat Free
Per consultare l'informativa privacy sull'operatività dei cookie di Shinystat consultare questa pagina. Per disabilitare l'uso dei tuoi dati da parte di Shinystat visita questa pagina.

Cookie per integrare prodotti e funzioni di software di terze parti

Questa tipologia di cookie integra funzionalità sviluppate da terzi all’interno delle pagine del sito, come ad esempio le preferenze espresse nei social network e le visualizzazioni dei video di You Tube e Vimeo. Questi cookie sono inviati da domini di terze parti.

Questo sito utilizza i seguenti servizi di terze parti:

- Addthis - leggi l'informativa sulla privacy
- Facebook - leggi l'informativa sulla privacy
- YouTube - leggi l'informativa sulla privacy
- Twitter - leggi l'informativa sulla privacy
- Vimeo - leggi l'informativa sulla privacy

Per disabilitare i cookie distribuiti da terze parti, cliccare sul link relativo all'informativa sulla privacy del singolo servizio.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione servono a creare profili utenti al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente all'interno delle pagine del Sito.

Questo sito non utilizza cookie di profilazione.

Gestire i cookie

E' possibile non accettare i cookie da questo sito in ogni momento, semplicemente selezionando sul browser in uso le impostazioni che consentono di rifiutarli. Ciascun programma di navigazione presenta procedure diverse per la gestione delle impostazioni. L'utente può ottenere istruzioni specifiche attraverso i link sottostanti relativi ai principali browser utilizzati:

Google Chrome - clicca qui
Internet Explorer - clicca qui
Mozilla Firefox - clicca qui
Opera - clicca qui
Safari - clicca qui

Dispositivi mobili:

Android - clicca qui
Safari - clicca qui
Windows Phone - clicca qui

Per maggiori informazioni sui cookie o sulla loro gestione ed eliminazione, visita il sito http://www.youronlinechoices.com/it/.

Ultima modifica: 15 maggio 2020

Per contattarci, scriveteci una mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Testi e documenti inviati saranno considerati materiale redazionale, utilizzabile, salvo indicazione contraria, per la pubblicazione.

Chicago86 è presente anche su alcuni social network.
Seguiteci su Facebook all'indirizzo www.facebook.com/Chicago86-189209047791543/
Seguiteci su Twitter all'indirizzo twitter.com/chicago86

general_strike_oakland_2novApuntes sobre el movimiento Occupy

Hay momentos particulares en la historia en la que ciertos acontecimientos, que en sí mismos parecen poco representativos, esconden un potencial explosivo en su interior y solo con el tiempo suelen revelarse por lo que son.

Un ejemplo de estos fue la manifestación que tuvo lugar en San Petersburgo el domingo 22 de enero 1905, cuando miles de trabajadores organizados pacíficamente portando unas imágenes religiosas, llevaron una humilde petición al Zar Nicolás II. Nadie podía imaginar en ese momento que detrás de esas imágenes sagradas corría la sombra amenazante de la revolución que avanzaba de oeste a este y que poco después se revelaría con toda vehemencia, provocando que en el lapso de 12 años la clase obrera conquistara el poder en Rusia.

La dinámica de la historia funciona de esa manera cuando no encuentra otra salida: empuja a los hombres y a las instituciones hacia rupturas inconscientes, pero irreparables con respecto a toda una época.

Si hoy dijéramos que detrás del movimiento Occupy que nació hace tan solo siete meses en el Zuccotti Park, opera, incluso sin el conocimiento de los mismos militantes, nada menos que la revolución mundial, seguramente provocaríamos grandes risotadas entre los movimientos locales de oposición, que totalmente concentrados en el frente ideológico, han descuidado los resultados prácticos, que en cambio el movimiento real está consiguiendo. Cabe destacar que dentro del movimiento americano la misma afirmación sería menos desconcertante, de hecho ellos mismos afirman en su sitio: "la única solución es la Revolución Mundial" (occupywallst.org home page).

La revolución escoge y alínea sus militantes no sobre la base de lo que estos dicen y creen que hacen, sino más bien por lo que realmente hacen y se ven forzados a hacer. Por otro lado, es fundamental superar de alguna manera la inercia que se ha constituido durante décadas de paz social, verborrea parlamentaria, mistificación democrática y colaboración de clase. Es necesario sacarse los residuos ideológicos de las épocas pasadas; es esa capa de plomo que pesa como en la peor de las pesadillas sobre las perspectivas de cambio de la que hay que deshacerse lo antes posible. En este sentido los occupiers ya han dado pasos de gigante en esta dirección, demostrando que es posible romper los viejos esquemas organizativos, apropiandose de estructuras leaderless, es decir, estructuras sin jerarquías o jefes.

Es natural que en un contexto social tan podrido y corrupto la necesidad de ir más allá de lo existente se manifiesta en modo indirecto y velado, pero sobre todo lejos de los modelos y las espectativas políticas que ya hemos visto y conocemos. En un contexto como este, a la historia no le queda más que transitar por vías alternas, entre menos ideologizadas mejor, haciendo uso de las mejores herramientas que encuentra a mano. Y es exactamente lo que está haciendo al apropiarse de las formas agregativas de contornos indefinidos para transformarlos en instrumentos válidos para la lucha de clases.

No esperamos ver en esta fase una fusión inmediata entre la teoría y la práctica. En el Viejo Continente los hechos no podrán coincidir con las palabras mientras que no se constituya de manera estable, sólida y duradera, un ambiente radicalmente anti-capitalista, como el que existía a inicios del SXX a lo interno de las Cámaras del Trabajo y en las organizaciones obreras: si el ambiente burgués produce individualismo, competencia y egoísmo, entonces sólo queda sabotear esta sociedad infame, dando vida a comunidades destinadas a conquistarla por completo, derribando los puentes que nos unan con ambientes no socialistas. Pero, más allá de las proclamas ideológicas que surgen en estos ambientes, hay que observar el caldo de cultivo que está surgiendo. Es a la presión que estas community están ejercitando sobre los puntos débiles del capitalismo a lo que hay que prestar la máxima atención.

Pocos meses transcurrieron entre las revueltas en Túnez y la primera huelga general en Oakland. Los acontecimientos se han sucedido los unos a los otros a un ritmo frenético: el colapso de los regímenes árabes, los disturbios en las metrópolis occidentales, las manifestaciones coordinadas en decenas de países. Las razones del marasmo social se encuentran en los efectos nefastos de un sistema que se está colapsando. Es por esta razón que el conjunto del movimiento expresa una fuerza de persuasión que no habían tenido todos los movimientos anteriores:

En Egipto, pocos meses después, las masas han vuelto a ocupar los mismos lugares donde se inició la revuelta y a enfrentarse con mayor determinación contra los que tuvo que soportar como aliados. Las ocupaciones y campamentos permanentes, las frecuentes asambleas y también los continuos enfrentamientos contra el aparato estatal, introducen principios de organización que van a ser parte de un bagaje de experiencias accesibles a todos en tiempo real. Internet desde ese punto de vista es en un instrumento esencial de coordinación. En este sentido vale destacar la carta enviada por los "Comrades from Cairo" al movimiento Occupy y publicado en The Guardian el 25 de octubre 2011: "A todos aquellos que en el mundo están ocupando parques, plazas y otros espacios, sus compañeros del Cairo los estamos observando con espíritu solidario [...]. De alguna manera, estamos involucrados en la misma batalla. Lo que muchos expertos llaman la "Primavera Árabe" encuentra sus raíces en las manifestaciones, en las revueltas, en las huelgas y en las ocupaciones que tienen lugar en el mundo entero. Los cimientos se pueden encontrar en las luchas que por años muchas personas y movimientos populares han llevado. Lo que estamos viviendo no es nada nuevo, ya que nosotros en Egipto y muchos otros en otros lugares, hemos combatido contra los sistemas de represión, los actos de liberación fallidos y contra los incontrolados perjuicios del capitalismo global (sí, hemos dicho, del capitalismo): Un sistema que ha vuelto el mundo peligroso y cruel para sus habitantes [ ...]. Una generación entera alrededor del mundo creció dándose cuenta , racional y emocionalmente, que no tenemos futuro con el actual orden de las cosas [...]. La actual crisis en América y Europa occidental ha comenzado a llevar esta realidad, incluso a su propia casa[...]. Así que estamos con ustedes, no sólo con la intención de derrocar lo vetusto, sino también para experimentar lo nuevo [...]. Las ocupaciones deben de continuar, porque no hay nadie a quien pedir la reforma. [...] Prepárense para defender lo que han ocupado, lo que están construyendo, porque después de todo lo que ha sido sustraído, estos espacios son muy valiosos."

No hay que sorprenderse si una parte de Occupy ha establecido el rechazo de la violencia como un principio, la realidad se está encargando de superar este pacifismo inoperante, sobre todo en una sociedad extremadamente represiva como la de los Estados Unidos. Hasta el momento han habido miles de detenciones y el movimiento ha denunciado que, en suelo americano la policía, armada hasta los dientes, pone en marcha operaciones de tipo militar destinadas a impedir las protestas pacíficas, incluso antes de que estas se produzcan. Un escenario que recuerda los esfuerzos contra-insurreccionales de los Estados Unidos en Irak o Afganistán.

Shut-It-Down-Poster-Lmnop-copyLa proclamación de huelga general del 12 de diciembre 2011, que incluyó los puertos de la costa oeste de los Estados Unidos, fue un paso decisivo hacia la radicalización de la lucha. De hecho la movilización no fué lanzada para reivindicar nada en específico, sino como pura y simple represalia contra el sistema "de ese 1% que realiza despidos, dejando a la gente morirse de hambre y que no respeta la vida de los trabajadores comportándose de manera inhumana". A esto se suma el llamado de Occupy Wall Street para la organización de un Primero de Mayo Global (Global General Strike on May 1st): "Los medios oficiales afirman que la fuerza del movimiento Occupy está en declive, simplemente para negar lo evidente. Sin embargo, durante los meses más fríos del año, los Estados Unidos han sido testigos de la época más revolucionaria de los últimos decenios. Durante este invierno hemos enfocado nuestras energías promoviendo vínculos con las comunidades locales, defender las casas de los bancos corruptos [...] construyendo y ampliando nuestra infraestructura horizontal. En esta primavera global, vamos a retomar de nuevo las calles ". En los Estados Unidos el llamado a huelgas generales nacionales es ilegal, la legislación federal anti-huelga se remonta al año 1947, y las empresas están garantizadas por la ley de poder sustituir temporal o permanentemente a los trabajadores que se crucen de brazos. Sin embargo,en ese día "Nada de trabajo, ni escuela, ni trabajo doméstico, nada de shopping, ninguna operación bancaria".

El llamado del 99% contra el 1% puede parecer un enunciado confuso, pero se está convirtiendo en un antídoto robusto capaz de contrarrestar de manera positiva la influencia ideológica de la clase dominante. Sin hacer mención de que se inserta en una sociedad donde el reformismo no funciona más y donde faltan desde hace bastante las famosas migajas que decían iban a repartir.

Por lo tanto damos la bienvenida al Primero de Mayo, Día Internacional de los Trabajadores, en recuerdo de la masacre de Haymarket en Chicago en el año 1886, cuando la policía que ya desde entonces también defendía los intereses de 1%, atacando y matando a los trabajadores que participaban en una huelga general para la reducción de la jornada laboral. Contrariamente a lo que dicen los políticos, en el Siglo XXI la lucha de clases está más viva que nunca y les atañe a todos los trabajadores, con o sin empleo.

"En vez de asumir compromisos con los monstruos, ha llegado la hora de luchar contra ellos" (Occupy Oakland)

Ch86 - Abril 2012

general_strike_oakland_2novЗаметки о движении Occupy

Есть особые моменты в истории, в которые события, сами по себе мало репрезентативные, скрывают в своих изгибах взрывоопасный потенциал, который лишь впоследствии ясно показывает себя тем, чем он является.

Одним их них была демонстрация, имевшая место в Санкт-Петербурге 22 января 1905 года, когда тысячи рабочих, мирно шествующие под религиозными образами, доставили смиренное прошение царю Николаю II. Никто не мог вообразить, что за этими священными образами скрывалась угрожающая тень революции, продвигающейся с запада на восток, которая вскоре после этого обнажит всю свою ярость, приведя в течение дюжины лет к завоеванию власти в России рабочим классом.

Историческая динамика, когда она не может действовать иначе, поступает также и следующим образом: она подталкивает вперед людей и институты в сторону неосознанного, но непоправимого разрыва по отношению ко всей эпохе.

Если бы мы сказали сегодня, что за движением Occupy (Оккупируй – англ.), родившемся семь месяцев назад в парке Цукотти, действует, пусть даже и без ведома отдельных активистов, ничто иное как мировая революция, мы бы возбудили, безусловно, сальные насмешки в антагонистическом нашему движении, полностью лишенном равновесия на идеологическом фронте и необеспеченном на фронте практических результатов, которых добивается действительное движение. Напротив, показательно, что то же утверждение вызвало бы меньшее смущение внутри самого американского движения: “the only solution is WorldRevolution” ("единственное решение – мировая революция" - домашняя страница сайта движения "Оккупируй Уолл-стрит": http://occupywallst.org/).

Революция отбирает и ориентирует своих солдат не на основе того, о чем говорят или что думают делать, но на том, что они реально делают и вынуждены делать. Впрочем, необходимо преодолеть, каким-то образом, силу инерции, составленную десятилетиями социального мира, парламентской болтовней, демократическими мистификациями и классовым сотрудничеством. Необходимо, чтобы были напрочь сметены идеологические отбросы прошлых эпох; именно этот свинцовый колпак, довлеющий как кошмар над перспективами изменений, должен быть ликвидирован при первой возможности. В этом смысле "оккупанты" уже сделали гигантские шаги, демонстрируя, что можно сломать старые организационные схемы, обеспечив себя структурами leaderless (без лидеров – англ.), т.е. без иерархии и без начальников.

Естественно, что в столь искаженном и коррумпированном социальном контексте необходимость идти дальше того, что есть, проявляется косвенным и завуалированным образом и, прежде всего, способом, далеким от моделей и политических ожиданий, которые мы видели и знали. В рамках этого жанра, история может двигаться лишь окольными,  как можно менее идеологическими путями, используя как можно лучше то, что она находит на расстоянии вытянутой руки. И она делает это, усваивая связующие формы с размытыми контурами, чтобы превратить их в инструменты, пригодные для классовой борьбы.

Мы не надеемся увидеть на этой стадии непосредственное соединение теории и практики. На Старом Континенте факты не могут еще совпасть со словами до тех пор, пока не сформируется прочным, стабильным и долговечным образом радикально антикапиталистическая атмосфера. Наподобие той, которая существовала в начале прошлого века внутри Палат Труда и в рабочих организациях: если буржуазная окружающая среда производит индивидуализм, конкуренцию и эгоизм, тогда можно лишь саботировать это отвратительное общество, дав жизнь сообществам, предназначенным заполнить его целиком, срывая мосты, которые соединяют нас с несоциалистической средой. И смотреть надо именно на эту формирующуюся среду, по ту сторону идеологических заявлений составляющих ее субъектов. Именно этому давлению, которое это сообщество начинает оказывать на слабые точки капитализма, необходимо уделять максимальное внимание.

Прошло немного месяцев после восстания в Тунисе и после первой всеобщей забастовки в Окленде. События следовали друг за другом с нарастающим темпом: крушение арабских режимов, бунты в западных метрополиях, манифестации, скоординированные в десятках стран. Причины социального маразма следует искать в пагубном воздействии системы, которая обрушивается сама на себя. Именно поэтому движение в целом выражает силу убежденности, которой недоставало всем предыдущим движениям:

В Египте, несколько месяцев спустя, массы вновь начали занимать те же самые места, с которых началось восстание, и с большей решимостью вступать в столкновение с теми, кого они поддерживали как союзников. Постоянные оккупации площадей, частые собрания и постоянные столкновения с государственным аппаратом вводят принципы организации, которые должны стать частью багажа опыта, доступного всем в режиме реального времени. Интернет с этой точки зрения является основным инструментом координации. В этом отношении следует отметить письмо, направленное "Товарищами из Каира" движению Occupy и опубликованное в “The Guardian” 25 октября 2011 года: "На всех тех, кто по всему миру оккупирует парки, площади и другое пространство, ваши товарищи из Каира смотрят на вас с духом солидарности … Мы в некоторой мере вовлечены в то же сражение. Сражение, которое многие исследователи называют "арабской весной", уходит своими корнями в демонстрации, восстания, забастовки и оккупации, происходившие по всему миру. Его основу можно обнаружить в борьбе, которую вели многие годы как отдельные люди, так и народные движения. Момент, который мы переживаем, не является новым, поскольку мы в Египте, а другие в других местах, сражались против репрессивных режимов, отсутствия свободы и неконтролируемого ущерба от глобального капитализма (да, мы сказали капитализма): системы, которая сделала мир опасным и жестоким для своих обитателей … Целое поколение на всем земном шаре выросло, отдавая себе отчет, как рационально, так и эмоционально, что у нас нет будущего при нынешнем порядке вещей … Нынешний кризис в Западной Европе и Америке начал доносить эту реальность и до вашего дома … Таким образом, мы с вами присутствуем при попытке не только разрушения старого, но и эксперимента по созданию нового … Оккупации должны продолжаться, потому что нет больше никого, у кого можно было бы требовать реформы … будьте готовы защищать то, что вы оккупировали, то, что вы строите, потому что, в конце концов, то, что было занято, это пространство имеет очень большую ценность".

Нам не следует удивляться, если часть Occupy возвела отказ от насилия в принцип, реальность берет на себя обязанность преодолеть этот бесполезный пацифизм, прежде всего в таком чрезвычайно репрессивном обществе как американское. До настоящего времени были произведены тысячи арестов, и движение разоблачило тот факт, что на американской земле вооруженная до зубов полиция бросается на проведение операций в военном стиле даже до того, как они начинаются. Сценарий, который напоминает контр-повстанческие усилия США в Ираке или Афганистане.

Shut-It-Down-Poster-Lmnop-copyПровозглашение всеобщей забастовки 12 декабря 2011 года, в которую оказались вовлеченными порты западного побережья Соединенных Штатов, стало решительным шагом к радикализации борьбы. Фактически, мобилизация была приведена в действие не для того, чтобы чего-то требовать, но в качестве чистой воды давления против системы "1%, который увольняет, морит голодом и не уважает жизнь трудящихся, античеловеческим образом обращаясь с ними". К этому добавился призыв, брошенный "Оккупируй Уолл-Стрит", к организации Всемирного Первого Мая (Global General Strike on May 1st): "Официальные СМИ утверждают, что сила Occupy клонится к закату, просто-напросто, чтобы отвергнуть очевидное. В течение самых холодных месяцев года Соединенные Штаты, в действительности, переживали самый революционный период за последние десятилетия. В течение этой зимы мы переориентировали нашу энергию на расширение связей с местными общинами, спасая дома от коррумпированных банков … строя и расширяя нашу горизонтальную инфраструктуру. Мы вновь еще раз выйдем на улицы в ходе этой Глобальной весны". В Америке запрещено объявлять всеобщие национальные забастовки, федеральное антизабастовочное законодательство восходит к 1947 году, и предприятия гарантированно защищены законом в деле временного или окончательного замещения трудящихся, которые прекращают работу. Несмотря на это, в этот день "никакой работы, никакой школы, никаких домашних работ, никакого шопинга, никаких банковских операций".

Обращение к 99% против 1% может показаться неопределенной формулировкой, но оно становится сильным противоядием, которое в состоянии позитивно противодействовать идеологическому влиянию господствующего класса. Не говоря уж о том, что оно прививается обществу, в котором реформизм больше не функционирует, и в котором уже давно отсутствуют вошедшие в поговорку крохи, предназначенные для распределения.

Поэтому мы приветствуем Первое Мая, Международный День Трудящихся, память о бойне на площади Хеймаркет, произошедшей в Чикаго в 1886 году, когда полиция также защищала интересы 1%, атакуя и убивая рабочих, которые участвовали во всеобщей забастовке с требованием сокращения рабочего дня. Вопреки тому, что говорят политики, в XXI веке классовая борьба живет и здравствует, затрагивая всех трудящихся, работающих и безработных.

"Вместо того чтобы опускаться до компромиссов с монстрами, пришел час бороться против них" ("Оккупируй "Окленд").

Чикаго 86 – апрель 2012

general_strike_oakland_2novNote sur le mouvement Occupy

Il existe des moments particuliers dans l’histoire au cours desquels des événements en soi peu représentatifs cachent dans leurs plis des potentialités explosives, se révélant seulement par la suite pleinement pour ce qu’ils sont.

Un de ceux-ci fut la manifestation qui eut lieu à Saint-Pétersbourg le dimanche 22 janvier 195, quand des milliers d’ouvriers, rangés pacifiquement derrière des images religieuses, apportèrent une humble supplique au Tsar Nicolas II. Personne ne pouvait imaginer que derrière ces images sacrées il y eût l’ombre menaçante de la révolution qui avançait d’ouest vers l’est et qui dévoilerait peu de temps après toute sa fureur, provoquant dans l’espace d’une douzaine d’années la conquête du pouvoir en Russie par la classe ouvrière.

La dynamique historique, quand elle ne peut faire autrement, procède également ainsi: elle pousse en avant hommes et institutions vers des ruptures inconscientes mais irréparables à l’égard de toute une époque.

Si nous disions aujourd’hui que derrière le mouvement Occupy, né il y a sept mois à Zuccotti Park, agit, quand bien même à l’insu des militants particuliers, rien moins que la révolution mondiale, nous susciterions sûrement de gros rires dans le mouvement antagonique au nôtre, entièrement déséquilibré vers le front idéologique et nu sur celui des résultats pratiques que le mouvement réel est en train d’obtenir. Il est significatif au contraire que la même affirmation provoquerait  moins de perplexité à l’intérieur du mouvement américain lui-même: "the only solution is World Revolution" (home page du site occupywallst.org).

La révolution choisit et aligne ses soldats non sur la base de ce qu’ils disent et croient faire, mais sur ce qu’ils font réellement et sont contraints de faire. Du reste il est nécessaire de dépasser d’une certaine manière la force d’inertie constituée par des décennies de paix sociale, de bavardage parlementaire, mystification démocratique et collaboration de classe. Il est nécessaire que soient balayés les résidus idéologiques des époques passées; c’est cette chape de plomb pesant comme un cauchemar sur les perspectives de changement qui est dissoute le plus tôt possible. Les occupiers ont déjà fait des grands pas de géant dans ce sens démontrant qu’il est possible de rompre les vieux schémas organisatifs en se dotant de structures leaderless, c’est-à-dire sans hiérarchies et sans têtes.

Il est naturel que dans un contexte social aussi dépravé et corrompu le besoin d’aller au-delà de l’existant se manifeste de manière indirecte et voilée et surtout loin des modèles et des attentes politiques que nous avons vus et connus. Dans un contexte de ce type l’histoire ne peut que passer par des chemins de traverse, les moins idéologiques possibles, utilisant ce qui se trouve de meilleur à portée de la main. Elle est en train de le faire en s’appropriant de formes agrégatives aux contours indécis pour les transformer en instruments efficaces pour la lutte de classe.

Nous ne nous attendons pas à voir dans cette phase la soudure immédiate entre théorie et pratique. Sur le Vieux Continent les faits ne peuvent pas encore coïncider avec les paroles tant que ne se constitue pas de manière stable, solide et durable un environnement radicalement anticapitaliste, comme celui qui existait au début du siècle précédent à l’intérieur des Bourses du Travail et dans les organisations ouvrières: si l’environnement bourgeois produit individualisme, concurrence et égoïsme, alors on ne peut que saboter cette société infâme, en donnant vie à des communautés destinées à l’envahir entièrement, en coupant les ponts qui nous unissent à des environnements non socialistes. C’est à cet environnement en formation qu’il faut s’intéresser de près, au-delà des proclamations idéologiques des sujets qui en font partie. C’est à la pression que cette community commence à exercer sur les points faibles du capitalisme qu’il faut prêter la plus grande attention.

Peu de mois se sont écoulés entre la révolte en Tunisie et la première grève générale d’Oakland. Les événements se sont succédé à un rythme frénétique : l’écroulement des régimes arabes, les émeutes dans les métropoles occidentales, les manifestations coordonnées dans des dizaines de pays. Les raisons du marasme social sont à rechercher dans les effets néfastes d’un système qui s’écroule sur lui-même. C’est pour cela que l’ensemble du mouvement exprime une force de persuasion qui a manqué à tous les mouvements précédents:

En Egypte peu de mois après les masses ont recommencé à occuper les mêmes endroits où la révolte débuta et à s’affronter avec une détermination plus grande contre ceux qu’elle supportait comme alliés. Les occupations permanentes des places, les assemblées fréquentes et les affrontements continus avec l’appareil d’Etat introduisent des principes d’organisation destinés à faire partie d’un bagage d’expériences accessibles à tous en temps réel. Internet de ce point de vue est un instrument de coordination essentiel. A signaler à cet égard la lettre envoyée par des "Comrades from Cairo" à Occupy et publiée dans The Guardian le 25 octobre 2011: "A tous ceux qui dans le monde sont en train d’occuper parcs, places et autres espaces, vos camarades du Caire vous observent avec un esprit solidaire [...]. Nous sommes en quelque sorte impliqués dans la même bataille. Ce que beaucoup de spécialistes appellent le "printemps arabe" plonge ses propres racines dans les manifestations, dans les révoltes, dans les grèves et dans les occupations qui ont lieu dans le monde entier. Ses fondations sont à chercher dans des luttes de plusieurs années d’individus et des mouvements populaires. Le moment que nous sommes en train de vivre n’est pas nouveau,  puisque nous en Egypte et d’autres ailleurs, avons combattu les systèmes de répression, de libération manquée et les dommages incontrôlés du capitalisme global (oui, nous l’avons dit, capitalisme) : Un système qui a rendu le monde dangereux et cruel pour ses habitants [...]. Un génération entière sur tout le globe terrestre a grandi se rendant compte, rationnellement et émotivement, que nous n’avons pas de futur dans l’ordre actuel des choses [...]. La crise actuelle en Amérique et en Europe occidentale a commencé à porter cette réalité même chez vous [...]. Aussi sommes nous avec vous non seulement dans la tentative d’abattre le vieux, mais d’expérimenter le nouveau [...]. Les occupations doivent continuer, parce qu’il n’y a plus personne à qui demander de réforme. [...] soyez prêts à défendre ce que vous avez occupé, ce que vous êtes en train de construire parce que, après tout ce qui a été supprimé, ces espaces sont très précieux".

Nous ne devons pas nous étonner si une partie de Occupy a élevé le refus de la violence en principe, la réalité se charge de dépasser ce pacifisme incohérent, surtout dans une société extrêmement répressive comme celle américaine. Jusqu’à présent il y a eu des milliers d’arrestations et le mouvement dénonce que sur le sol américain la police, armée jusqu’aux dents, se met à lancer des opérations de style militaire destinées à interrompre les protestations pacifiques y compris avant qu’elles se produisent. Un scénario qui rappelle les efforts contre-insurrectionnels des USA en Irak ou en Afghanistan.

Shut-It-Down-Poster-Lmnop-copyLa proclamation de la grève générale le 12 décembre 2011, qui a entraîné les ports de la côte occidentale des Etats-Unis, a été un pas décisif vers la radicalisation de la lutte. En effet la mobilisation a été lancée non pour revendiquer quelque chose mais comme une pure et simple représailles contre le système "du 1% qui licencie, affame et ne respecte pas la vie des travailleurs en se comportant de manière antihumaine". A cela s’ajoute l’appel lancé par Occupy Wall Street pour l’organisation d’un Premier Mai Global (Global General Strike on May 1st): "Les médias officiels affirment que la force de Occupy serait en déclin, simplement pour nier l’évidence. Durant les mois les plus froids de l’année, les Etats-Unis ont en fait assisté à la période la plus révolutionnaire des dernières décennies. Durant cet hiver nous avons refocalisé nos énergies sur la promotion des liens avec les communautés locales, protégeant les maisons contre les banques corrompues [...] construisant et élargissant notre infrastructure horizontale. Nous reprendrons encore les rues dans ce Printemps Global". En Amérique il est interdit d’appeler à des grèves générales nationales, la législation fédérale antigrève remonte à 1947 et les entreprises sont garanties par la lois de pouvoir remplacer temporairement ou définitivement des travailleurs qui croisent les bras. Malgré cela, ce jour-là "pas de travail, pas d’école, pas de travaux domestiques, aucun shopping, aucune opération bancaire".

En appeler aux 99% contre les 1% peut apparaître une formulation incertaine, mais elle est en train de devenir un robuste antidote capable de contrarier positivement l’influence idéologique de la classe dominante. Sans compter qu’elle se greffe sur une société où le réformisme ne fonctionne plus et où manquent depuis longtemps les fameuses miettes à distribuer.

Nous saluons par conséquent le Premier Mai, Journée Internationale des Travailleurs, le rappel du massacre de Haymarket survenu à Chicago en 1886, quand alors aussi la police défendait les intérêts du 1% attaquant et tuant les travailleurs qui participaient à une grève générale pour la réduction de la journée de travail. Contrairement à ce que disent les politiques, au XXIème siècle la lutte de classe est vivante et vigoureuse et frappe les travailleurs, avec un emploi ou sans travail.

"Au lieu de transiger sur des compromis avec les monstres, le temps est venu de les combattre" (Occupy Oakland)

Ch86 - Avril 2012