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Scioperi in Usa per il Covid 19Lunedì 30 marzo decine di lavoratori di Instacart, società che si occupa del servizio di consegna di generi alimentari presente in oltre 5.500 città degli Stati Uniti, hanno scioperato chiedendo aumenti salariali e misure di sicurezza per evitare il contagio da Coronavirus. A partire dalla stessa giornata, anche i dipendenti di Amazon sono entrati in agitazione, scioperando in diversi hub logistici del paese.

Una cinquantina di lavoratori hanno bloccato il magazzino di Staten Island, a New York, dove un dipendente è risultato positivo al Covid-19. Durante la protesta uno degli organizzatori, Chris Smalls, è stato licenziato; la notizia ha fatto il giro del paese ed è stata ripresa anche da alcuni media mainstream. In sciopero anche i lavoratori Amazon di Chicago, che hanno chiesto che le strutture produttive vengano chiuse e sanificate, e che gli addetti lasciati a casa siano pagati.

Mercoledì 1° aprile la mobilitazione ha coinvolto il magazzino Amazon in Michigan noto come DTW1. I dipendenti hanno dichiarato che all'interno della struttura è impossibile tenersi alla distanza raccomandata, che non si sentivano al sicuro, e che perciò hanno deciso di rimanere a casa, pur senza percepire lo stipendio. La preoccupazione di contrarre il virus si è intensificata con l'aumentare del numero dei contagi, arrivato in questi giorni nel paese a quota 300mila, e dei decessi, anche tra i lavoratori. Secondo fonti ufficiali, sono 22 i dipendenti della metropolitana di New York deceduti a causa del Covid19, e oltre mille risultano al momento positivi.

Le aziende risparmiano sulla sicurezza anche in questo periodo di emergenza: non forniscono abbastanza prodotti per la pulizia, né disinfettanti per le mani né guanti e mascherine.

Il 1° aprile i lavoratori di Whole Worker, gruppo formato dai dipendenti della catena di supermercati Whole Foods (di cui è proprietaria Amazon), hanno scioperato su tutto il territorio nazionale, chiedendo una retribuzione più alta dato il rischio a cui si espongono, un bonus del 10% da includere ad ogni consegna a domicilio, e dispositivi di sicurezza sui posti di lavoro e durante gli spostamenti.

Anche nel settore della ristorazione veloce le acque sono agitate. Venerdì 27 marzo hanno scioperato i lavoratori di un McDonald's di Durham & Raleigh, in North Carolina, stanchi delle condizioni di lavoro non sicure, di giorni di malattia non retribuiti, della mancanza di assistenza sanitaria e dei tagli al monte ore. Il 5 aprile è toccato ad un punto vendita di di Los Angeles, dove i dipendenti hanno incrociato le braccia dopo che un collega è stato diagnosticato positivo al Covid19, chiedendo che a tutti venga pagato il congedo per malattia per almeno due settimane. E ieri, a San Jose in California, altri lavoratori della catena hanno interrotto il lavoro rivendicando la distribuzione di dispositivi di protezione individuale.

Le azioni dei lavoratori di Amazon, Instacart e Whole Foods hanno ricevuto l'appoggio da parte di movimenti e associazioni, il sostegno del sindacato United Food and Commercial Workers (UFCW), che rappresenta 1,3 milioni di addetti nei settori della vendita al dettaglio e del commercio, e diverse manifestazioni di solidarietà da parte di facchini e insegnanti, oltre che dai Teamsters di diversi stati americani.

I lavoratori delle consegne a domicilio e dei magazzini sono in prima linea in questa pandemia: molti di essi sono precari, assunti con contratti di lavoro che non prevedono né la malattia retribuita, né l'assistenza sanitaria, e devono far fronte all'aumento del numero delle consegne giornaliere dati i disagi generati dalla diffusione del contagio. Di fronte agli scioperi e ai picchetti degli ultimi giorni, i colossi del commercio, in primis Amazon, hanno messo sul tavolo nuove misure economiche (ridicole), come la malattia pagata per sole due settimane nel caso si contraesse il Covid19.

I salariati americani, messi con le spalle al muro, scioperano. Sono la punta di lancia di un movimento più vasto, pronto a farsi sentire. In dieci milioni hanno fatto domanda per l'indennità di disoccupazione solo nelle ultime settimane. Molti lavoratori che recentemente si sono trovati senza lavoro, non hanno riserve nel caso in cui le misure di lockout si prolungassero per altre settimane, ed è anche per questo che è stato lanciato, da Los Angeles a San Francisco, il #RentStrike (lo sciopero degli affitti), presto diffusosi anche fuori dagli Usa.

#InstacartStrike #AmazonStrike #ProtectAllWorkers #RentStrike2020