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Saranno almeno 150 le città interessate dallo sciopero dei Fast Food il prossimo 4 dicembre. I lavoratori rivendicano un salario minimo di 15 dollari l'ora e il diritto ad organizzarsi sindacalmente. La data della manifestazione è stata votata all'unanimità durante una "conference call" il 25 novembre scorso, a pochi giorni di distanza dal secondo anniversario della prima azione di lotta.

Il 29 novembre 2012 duecento lavoratori di diversi ristoranti di New York parteciparono allo sciopero della categoria. Da allora il movimento ha continuato a crescere, trovando l'appoggio del sindacato dei servizi SEIU e coinvolgendo migliaia di lavoratori negli Stati Uniti.

Centinaia di lavoratori hanno partecipato in questi giorni ai sit-in di protesta per il boicottaggio del Black Friday, per il terzo anno consecutivo i dipendenti di Walmart sono scesi in sciopero nella celebre giornata di festa dello shopping americano. Grandi manifestazioni hanno avuto luogo a Chicago, Washington DC, Ferguson, ma anche in diverse città degli stati di California, Texas, New Jersey e Washington.

Molte le azioni di protesta che hanno coinvolto i punti vendita della catena. "Non ci fermeremo fino a quando i lavoratori Walmart non avranno diritto ad un sindacato, un salario di sussistenza, e condizioni di lavoro dignitose", urla da un megafono un aderente di OUR Walmart a Washington, mentre in un sobborgo di Saint Louis alcuni manifestanti entrano in un negozio cantando "Mani in alto, non sparare!".

Più di 400 persone sono state arrestate a Ferguson (Missouri) e in tutti gli Stati Uniti in seguito alle proteste per la mancata condanna del poliziotto responsabile dell'uccisione di Michael Brown. Manifestazioni e scontri sono avvenuti in tutte le grandi città degli Stati Uniti, da Boston a Dallas, da New York ad Atlanta. Su Twitter l'hashtag #Ferguson è diventato un trending topic in America e altrove.

L'ondata di protesta si allarga e si intreccia con altre lotte in corso. I dipendenti di Walmart, che lottano per un salario minimo di 15 dollari l'ora (#FightFor15) e il diritto di formare un sindacato, per il terzo anno consecutivo hanno proclamato lo sciopero nella giornata del Black Friday, e minacciano di bloccare 1.600 punti vendita in tutto il paese.

Oggi, 4 settembre, migliaia di "Fast Food Workers" di McDonald's, Burger King, Wendy's, ecc., sono scesi in piazza in oltre 100 città degli Stati Uniti per manifestare contro paghe da fame: chiedono l'innalzamento della retribuzione minima a 15 dollari l'ora ed espongono cartelli con scritto "Fight For 15" e "Low Pay Is Not OK". Il sindacato SEIU (The Service Employees International Union) ha coinvolto nella lotta anche i lavoratori che svolgono assistenza domiciliare (#HomeCare).

A New York una ventina di lavoratori sono stati arrestati durante la protesta a Times Square. Arresti anche a Detroit e in altre città in seguito ai blocchi del traffico organizzati dai manifestanti.

Ieri è stato il giorno del Labour Day, la festa del lavoro, negli Usa. E il presidente Obama è tornato a sollevare il tema dell'aumento del salario minimo a 10,10 dollari l'ora, spiegando che questo servirà a rafforzare la ripresa economica e la condizione di milioni di lavoratori americani: "Non sto chiedendo la luna, ma voglio un buon accordo per i lavoratori americani", ha sottolineato Obama.
Dopodomani i dipendenti dei fast food incrociano di nuovo le braccia per chiedere proprio l'aumento del salario minimo. L'obiettivo, però, è quello di ottenere 15 dollari l'ora. E questa volta non si tratterà di un semplice sciopero. I dipendenti delle principali catene come MacDonald's, Burger King, Wendy's e Kfc, al grido di 'Fight For 15' (lotta per i 15 dollari) sono disposti anche alla disobbedienza civile, seppur non violenta, pur di attirare l'attenzione sul problema.

Missouri. Il presidente Obama segue da vicino l'evoluzione degli eventi nel sobborgo di St. Louis. La presenza della Guardia nazionale e la nuova notte di scontri sono il segno che è fallito il tentativo della polizia di gestire pacificamente le manifestazioni. Arrestati anche giornalisti

"In troppe comunità di questo paese esiste una profonda sfiducia tra i residenti e le forze di polizia locale. In troppe comunità giovani uomini di colore vengono lasciati indietro, visti solo come presenze di cui avere paura… è più probabile che finiscano in prigione, o invischiati nel nostro sistema giudiziario, che con un buon lavoro, o all'università".

E' iniziato lunedì scorso lo sciopero ad oltranza dei camionisti portuali della California. I 120 lavoratori scesi in sciopero protestano contro la trasformazione da dipendenti a lavoratori autonomi decisa dalle grandi aziende del settore, che sperano così di risparmiare sul costo del lavoro evitando di pagare le tutele legate a malattia, infortunio, ecc. I numeri per ora non sono significativi, ma si tratta di un evento di portata nazionale perchè quanto rivendicato dagli operai della logistica riguarda tutti i lavoratori americani (e non solo).

La cassa di resistenza, aperta martedì dal Teamsters – il sindacato che coordina la lotta - ha raccolto in poche ore 50,000$, con donazioni provenienti da tutto il paese. La sciopero ha inoltre ricevuto il sostegno dei lavoratori organizzati di WalMart, di #FightFor15 e di tutta la rete nazionale di solidarità sviluppatasi col movimento per il living wage.

Il tema del salario sta diventando materia incandescente negli Stati Uniti.

Continuano gli scioperi dei dipendenti della catena Walmart che chiedono l'aumento della paga, orari più decenti e la fine delle rappresaglie contro chi sciopera. Sotto la bandiera "Walmart Moms" le madri impiegate nella grande azienda hanno lanciato scioperi e sit-in in 20 città degli Stati Uniti, da Chicago a Pittsburgh a Miami.

A sconvolgere la tranquillità della multinazionale è intervenuta la crisi economica. Perché se fino al 2008 le donne di Walmart potevano contare sullo stipendio dei mariti, oggi molti di questi sono stati licenziati oppure guadagnano quanto le mogli. Nel novembre del 2012 centinaia di dipendenti del gruppo hanno incrociato le braccia nella giornata del Black Friday, il venerdì successivo alla festa del Ringraziamento in cui si registrano le maggiori vendite dell'anno. 60 di loro sono stati licenziati.

Dopo il riuscito #FastFoodGlobal del 15 maggio, la coalizione #FightFor15 si è presentata mercoledì al meeting annuale degli azionisti di McDonald's a Oak Brook, in Illinois, per rivendicare la libertà di organizzarsi sindacalmente nei luoghi di lavoro e un salario minimo di 15 dollari l'ora (l'attuale salario è di circa 9 dollari l'ora!). Gli impiegati dei fast food, nonostante i profitti delle società, sono la categoria peggio retribuita. Un recente studio ha scoperto che ci vorrebbero quattro mesi di lavoro di un dipendente di McDonald's per eguagliare quello che l'amministratore delegato guadagna in un'ora: 9.247 dollari.

Secondo gli organizzatori almeno 130 persone sono state arrestate durante il contro-meeting, tra cui alcuni sindacalisti di SEIU. La polizia è intervenuta in assetto antisommossa e ha intimato ai circa 2000 dimostranti di disperdersi. A questo punto in molti hanno volontariamente superato gli sbarramenti e sono stati arrestati. Gli arresti non fermano però la rabbia dei lavoratori che oggi si sono dati appuntamento per altre manifestazioni fuori dal quartiere generale di Oak Brook. Avanti compagni: we are the 99%!

strikeNEW YORK — "We can't survive", non possiamo sopravvivere con 7 dollari 25. Jamal tiene in mano il suo cartello rosso, lo mostra orgoglioso alle telecamere, ai fotografi. Usa la frase che ha scritto come un intercalare: "Così non posso sopravvivere". Cappello di lana verde sulla testa, felpa blu, è uno delle centinaia di manifestanti che si sono dati appuntamento qui a Fulton Street per chiedere l'aumento del salario minimo. Lo sciopero va in scena in oltre centro città: da Washington a Chicago, da Boston a Philadelphia migliaia di manifestanti ripetono gli stessi slogan. A New York i cortei iniziano all'alba, a Midtown, dove viene occupato per qualche minuto il McDonald's di Times Square e vanno avanti sino alla sera. Questo di Brooklyn è uno dei più numerosi, le vetrine sotto pacifico assedio sono quelle di Wendy's, un'altra delle catene incriminate.