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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

I robot ci ruberanno il lavoro? Era ora!

E' veramente stupefacente che pur disponendo di sofisticate automazioni e di complessi algoritmi d'intelligenza artificiale gli esseri umani dedichino ancora così tanto tempo al lavoro.

Ancor più sensazionale però, è il fatto che gli stessi lavoratori temano a tal punto di rimanere disoccupati, da sperare che i processi produttivi non vengano automatizzati.

Ma il colmo dei colmi è che anche i lungimiranti sindacalisti, che in teoria dovrebbero prodigarsi per tutelare i lavoratori, accettino l'automatizzazione consapevoli del fatto che comporterà un esclusivo vantaggio per gli sfruttatori o ripudino anch'essi l'avvento delle automazioni, invece di organizzare una ben più desiderabile alternativa, nella quale i moderni mezzi produttivi, strappati dal dominio de capitale, siano finalmente impiegati per ridurre il lavoro umano, pur assicurando un reddito decoroso ai lavoratori.

E' del tutto evidente che anche il sindacato sta dalla parte dei capitalisti e ne rappresenta un braccio operativo, il cui compito è fare in modo che i subordinati tollerino la moderna schiavitù lavorativa, servendo i loro padroni senza fiatare e accontentandosi delle briciole, invece d'ambire all'emancipazione ed alla libertà come dei veri rivoluzionari.

Chiunque afferma di voler difendere il "diritto al lavoro" fa riferimento al primo articolo della costituzione italiana, dimenticandosi puntualmente di tutelare il "diritto alla felicità", che invece è il vero diritto sul quale si dovrebbe fondare la costituzione di ogni paese del mondo.

Molte pagine della costituzione puzzano di preti e di capitalisti. Leggendole ci si accorge che sono state scritte in modo tale da curare gli interessi del potere nelle sue molteplici forme, che da sempre ha un gran bisogno di schiavi acritici, docili ed ubbidienti, disposti a sacrificare la propria vita per soddisfare le esigenze di profitto dei propri sfruttatori.

Per ottenere tal fine in passato il potere ricorreva all'azione coercitiva diretta della forza; poi ha intuito che per fare in modo che gli esseri umani si procurino autonomamente il proprio asservimento, non c'è strategia più efficiente di far credere loro che lavorare sia un diritto sacrosanto, sancito addirittura dalla costituzione, con tanto di sindacalisti che si battono per difendere l'opportunità di essere un moderno schiavo.

Serve inoltre un apposito sistema scolastico che manipoli le menti delle nuove generazioni allontanandole dall'esercizio dello scetticismo e del libero pensiero, sostenendo che sia giusto e doveroso sacrificare il tempo della vita per un lavoro insensato e disumano.

il sistema insegna agli individui ad essere i guardiani di sé stessi, carcerati che dopo essersi rinchiusi autonomamente in cella, agiscono affinché anche tutti gli altri subiscano la medesima sorte. Il gregge deve schernire, avvilire, punire e isolare le pecore nere che ripudiano la moderna schiavitù del lavoro, quelli che ancora riescono a sognare ed inseguire la libertà.

E' così che si realizza un contesto socio-culturale ricco d'individui non pensanti, pronti per essere utilizzati nelle fabbriche e nelle aziende.

Se tutto ciò poi non dovesse bastare, il tipico ricatto capitalistico che costringe a procurarsi il denaro per non morire di fame, sarà sufficiente a riportare sulla retta via quella sparuta minoranza d'individui che sono riusciti a mantenere intatte le loro capacità cognitive: quella dell'asservimento nei confronti del capitale.

Il sistema trasforma gli esseri umani in automazioni che svolgono il lavoro al posto delle vere macchine, sperimentando un'esistenza insensata in quella che potremmo definire, senza esagerazioni, una follia sociale, nella quale l'alienazione dovuta ad un lavoro totalizzante diviene un'auspicabile ambizione.

Ma il sindacato incalza, bisogna garantire a tutti un lavoro a tempo pieno, perché il lavoro è dignità, il lavoro rende liberi... esattamente come riportava quella scritta realizzata in ferro battuto posta all'ingresso di uno dei più famosi campi di concentramento tedeschi.

Il punto nodale non è dare a tutti un lavoro a tempo pieno, ma fare in modo che ogni essere umano sia messo in condizione di vivere felicemente la propria esistenza, e si dà il caso che per essere felici bisogna innanzitutto essere liberi.

Per quanto il sistema s'impegni per farci credere il contrario, trascorrere 10-12 ore al giorno all'interno di un'azienda per guadagnarsi da vivere (considerando spostamenti, straordinari e pause pranzo lontano da casa), non significa essere liberi ma essere schiavi.

Se a causa dei vincoli imposti dal lavoro non siamo nemmeno padroni del nostro tempo, come possiamo sostenere di essere liberi?

C'è dell'altro. Siamo naturalmente incompatibili con il grigiore, gli obblighi e le costrizioni spaziali delle aziende, perché ci siamo evoluti per centinaia di migliaia di anni tra il verde delle foreste, la più totale libertà e l'assenza di ogni tipo di confine, al di fuori d'un limpido cielo blu.

Per questo il lavoro demandato dai padroni ai propri dipendenti, che guarda caso quegli sfruttatori si guardano bene dal compiere in prima persona, induce problemi psico-fisici di ogni genere.

L'odierna concezione di lavoro è antitetica al raggiungimento della felicità per gli esseri umani, semplicemente perché il lavoro non è organizzato pensando a quel fine, ma per curare gli interessi del capitale, vale a dire "potere e profitto".

Il capitale ha sostanzialmente bisogno di due categorie di persone: lavoratori a buon mercato per ridurre i costi di produzione, e persone infelici con un certo reddito, disposte a consumare in modo compulsivo.

Il lavoratore a tempo pieno, che pensa di essere un benestante, in virtù della violenza dovuta alla costrizione di compiere azioni ripetitive e noiose contro la sua natura-volontà, prima o poi, diverrà stressato ed infelice, e così tenderà a colmare il suo vuoto esistenziale sperperando futilmente il denaro che ha guadagnato sacrificando stupidamente la sua vita; ma così facendo si ritroverà di nuovo senza denaro e dovrà continuare a lavorare.

D'altro canto il disoccupato, che vive perennemente in preda alla disperazione dovuta al fatto di non riuscire a trovare un lavoro, prima o poi, pur di racimolare qualche soldo che gli servirà per sostentarsi (o poco più), diverrà sempre più disposto a schiavizzarsi a qualsiasi condizione lavorativa; ma cedendo ai ricatti del capitale trascinerà verso il basso diritti e salari dell'intera classe che è costretta a subordinarsi per vivere.

Ecco spiegato il perché da una parte il sistema costringe le persone a lavorare a ritmi frenetici per tutto il giorno e dall'altra tollera che ci sia disoccupazione e precariato: sono entrambi degli ottimi strumenti per disciplinare i lavoratori e condizionare i consumatori.

Viviamo nel tempo in cui le macchine stanno iniziando a pensare, e la cosa più intelligente che l'essere umano medio riesce a concepire è quella di aspirare ad un lavoro totalizzante per sé e per l'intera umanità, nonostante gli odierni apparati tecnologici potrebbero tranquillamente svolgere quei compiti al posto loro in modo autonomo.

Abbiamo mezzi e conoscenze per assicurare il benessere collettivo ma continuiamo a vivere in una società dove regnano sofferenza, povertà e l'odiosa schiavitù dovuta al lavoro.

Diciamolo chiaramente: stiamo sfruttando le potenzialità delle moderne conoscenze scientifico-tecnologiche come farebbero dei perfetti idioti:

è esattamente come se i contadini del passato avessero rigettato l'uso dell'aratro tirato dai buoi per paura di perdere il loro lavoro, che consisteva nel dover arare a mano i campi.

Non ci sono casse automatiche nei supermercati ma commesse che sprecano la loro vita davanti ad una calcolatrice semi-automatica, che dicono anche di essere grate per questo, perché altrimenti resterebbero senza uno stipendio.

Abbiamo mezzi e conoscenze per eliminare (o quasi) l'obbligo del lavoro umano, pur consentendo a tutti di avere disponibilità di beni e servizi di elevata qualità, gratis, è solo che a forza di pensare che l'unica via sia quella di trovare soluzioni al fine di lavorare per forza, lavorare di più, e quindi creare più lavoro, siamo diventati ciechi a tutte le altre possibilità che, a ben pensare, sono addirittura di gran lunga superiori.

Non si tratta di aumentare il lavoro per garantire un'occupazione a tempo pieno per tutti, ma di aumentare l'efficienza diminuendo il lavoro umano scaricandolo sulle macchine ambendo, in prospettiva, alla piena dis-occupazione, pur fornendo a tutti beni e servizi gratis. Per quanto strana possa apparire questa idea, tutto ciò oggi è fisicamente realizzabile e quindi possibile.

Allora perché le macchine ci appaiono così tanto minacciose?

Il fatto è che l'attuale sistema economico non è in grado di distribuire a vantaggio di tutti gli incrementi d'efficienza dovuti all'automatizzazione dei processi produttivi.

Se immaginiamo d'introdurre in una fabbrica un braccio robotico in grado di compiere il medesimo lavoro di 20 esseri umani, non è che il lavoro degli operai diminuisce in qualche misura mantenendo il loro stipendio costante, al contrario, il capitalista licenzia i lavoratori in eccesso e mantiene il profitto per sé, mentre tutti gli altri continuano a lavorare 8 ore esattamente come prima.

Bene che vada, se il capitalista intuisce che ci sono spazi per vendere più prodotti sul mercato, può scegliere di aumentare la produzione sfruttando la maggiore efficienza dovuta alle macchine, così facendo non si crea disoccupazione, ma ancora una volta l'orario di lavoro resta invariato ed il profitto finisce nelle sue tasche, invece che in quelle dei lavoratori.

I disoccupati dovranno trovarsi un nuovo lavoro che però, a causa delle automazioni, tende a diminuire sempre più. Si chiama fenomeno della disoccupazione tecnologica.

Senza applicare alcuna contromisura sempre più persone resteranno per forza di cose disoccupate perché, in futuro, le macchine svolgeranno una quota sempre maggiore di lavoro al posto degli esseri umani.

A questo punto interviene la soluzione classica che prescrive di creare più lavoro per ridurre nuovamente l'intera umanità in schiavitù, invece di sfruttare le potenzialità della tecnologia in modo intelligente per assicurare a tutti libertà e abbondanza.

Per far ciò l'economista classico, che ha studiato solo questa tecnica ed ha una mente così arrugginita che non gli consente di concepire soluzioni alternative, consiglia immancabilmente di spingere sulla crescita dell'economia, costi quel che costi, una strategia che crea più danni che guadagni.

Qualora il piano riuscisse, contribuirebbe ad inquinare l'ambiente, consumare risorse e a mantenere in condizione di schiavitù lavorativa l'intera umanità, non perché ce ne sia una reale necessità, ma perché l'odierno sistema economico funziona così, e quindi decidiamo stupidamente di mantenerlo in essere invece di cambiarlo, conservando tutte le sue storture e inefficienze.

(Gli economisti classici hanno studiato questa strategia in tutte le università del mondo, non sarete mica così pazzi da rimettere in discussione questa verità di fede?!?)

Si capisce quindi perché l'introduzione delle automazioni rappresenti un gravoso problema invece che un'augurabile soluzione:

anziché indurre una qualche diminuzione dell'orario di lavoro a stipendio costante (cosa fattibile visto che lavorano le automazioni al posto degli operai ma il profitto c'è lo stesso, al netto dei costi d'ammortamento dei macchinari), la maggiore efficienza dovuta alle macchine si trasforma in disoccupazione per i lavoratori e maggior profitto per una minoranza d'individui, vale a dire i proprietari dei mezzi di produzione.

Ma allora, in modo altrettanto banale, si comprendono anche le soluzioni al falso problema dovuto all'utilizzo delle automazioni:

1) l'introduzione di una maggiore efficienza non deve significare licenziamenti ma diminuzione obbligatoria dell'orario di lavoro a stipendio costante (in qualche misura); 2) i mezzi di produzione non devono essere di proprietà di una minoranza che li usa per i propri scopi di profitto, ma della maggioranza che li utilizza per fini di benessere collettivo.

La differenza è sostanziale: in un ipotetico mondo dominato dall'élite capitalistica, dove i beni ed i servizi vengono realizzati dalle automazioni, i lavoratori assumerebbero un ruolo ancor più marginale ed il tutto andrebbe ad esclusivo vantaggio di una minoranza: sarebbe un disastro totale!

Se invece le macchine fossero di proprietà della collettività, o di gruppi locali, e venissero utilizzate per realizzare beni e servizi in modo automatico e in quantità tale da poter essere dati/forniti in modo gratis a tutti, allora i lavoratori assumerebbero un ruolo centrale ed i vantaggi non sarebbero più di una minoranza ma della collettività.

Prodotti gratis? Certo, con una produzione automatizzata scientificamente tarata per soddisfare le esigenze di tutti non avrebbe più alcun senso pretendere un prezzo in cambio dei prodotti ma, al limite, solo un piccolo contributo lavorativo, in termini di competenze e di tempo esistenziale, per far sì che il sistema funzioni correttamente e/o venga ottimizzato.

A noi la scelta: possiamo continuare a vivere in una società che legittima la proprietà dei mezzi di produzione ad un'élite, avida e parassitaria, che li sfrutta scientemente per esercitare il dominio sul resto della collettività, anche per mezzo di una lavoro disumano, insensato e totalizzante, inseguendo il miope e deleterio obiettivo del profitto;

oppure possiamo ripensare le regole del gioco, attribuendo la proprietà dei mezzi di produzione alla collettività, che decide di utilizzarli in modo intelligente per realizzare i beni ed i servizi di cui tutti hanno bisogno per vivere dignitosamente, minimizzando il lavoro umano in virtù di un ideale di libertà, senza guardare al profitto ma al raggiungimento della felicità degli esseri viventi.

Mirco Mariucci

[tratto da http://utopiarazionale.blogspot.it]

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